Mercati finanziari: né toro né orso ma lupo

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I mercati finanziari continuano a correre. Investendo in azioni europee ai primi di marzo sette mesi fa (con buona dose di coraggio e l’aiuto della sfera di cristallo) oggi l’utile sarebbe del 60%. Il prezzo del rame, in euro, è salito del 40%. Investendo in titoli governativi area euro il profitto sarebbe un più modesto ma rispettabile 5%. Tutto sale in termini monetari. La liquidità è stato il peggior investimento. Quella in dollari in particolare (-17% contro l’euro).
Da una crisi di liquidità a un eccesso di liquidità. La tanto invocata trasparenza dei bilanci delle banche è stata soppiantata da nuove regole contabili. I regolatori hanno guardato dentro le banche e – dobbiamo supporre – non è piaciuto loro quel che han visto. I governi e le banche centrali ovviamente non desiderano una spirale deflazionistica. Con le politiche “quantitative” – un eufemismo per indicare la vecchia pratica della stampa di moneta – le banche centrali si giocano il tutto e per tutto. Con gli attuali deficit di bilancio, in pochi anni gli USA ed il Regno Unito assomiglieranno molto all’Italia – solo senza il paracadute dell’Euro.
Meglio il rischio di una nuova bolla finanziaria e dell’inflazione, dunque, che una forte correzione dell’economia reale e l’abbandono di vecchie abitudini. Come già affermato in precedenti occasioni, il modello di crescita basato sugli USA che consumano al di sopra delle proprie risorse e un Oriente che produce, risparmia e accumula crediti monetari in dollari non è più sostenibile e l’esito finale non può non essere una riduzione del tenore di vita nei paesi scellerati e un aumento dell’influenza di quelli in surplus – sempreché questi ultimi sappiano trovare una “exit strategy” dall’accumulare ad libitum riserve destinate al deprezzamento e non vengano a loro volta travolti.
Prosegue infatti l’espansione della Cina in tutti i mercati delle risorse naturali anche se trova – ma per quanto ancora? – ostacoli politici alle acquisizioni più plateali (es. Rio Tinto). L’asse Washington-Pechino è saldo ed è riuscito a ridar fiato ai mercati. Ma l’equilibrio potrebbe non essere così stabile come appare. Cedere la effettiva sovranità monetaria ed il controllo dei tassi d’interesse al proprio concorrente strategico per assecondare una incomprimibile dipendenza dai consumi non ci colpisce come una politica particolarmente saggia o lungimirante. Ma tant’è.
Siamo dunque nel mezzo di un mercato “bull” in gran parte delle asset class. La finanza gioisce e i banchieri sopravvissuti alla crisi – ricordate la crisi? – già pregustano i premi record che li attendono per fine anno.
Peccato che l’economia reale si ostini a non reagire in modo altrettanto entusiastico. La liquidità presente nel sistema finanziario non filtra nell’economia reale e si riversa invece sulle attività finanziarie, gonfiandole. Il gap tra i mercati finanziari e le statistiche economiche è impressionante. Secondo la teoria “anticipatoria” dei mercati finanziari l’andamento di questi ultimi precede, specialmente nei punti di svolta, quello dell’economia reale. Ci viene il mente il detto, spesso usato dagli ottimisti cronici, secondo il quale “i mercati hanno in passato anticipato otto delle ultime quattro recessioni”. Che sia proprio questa una di quelle riprese anticipate dai mercati e rimaste poi sulla carta?
Sta di fatto che la speculazione, forte di un denaro a costo zero in tutte le macro-aree, è rampante. Questa volta è il dollaro, invece dello yen, la base di tutti i carry trade. Una valuta che si deprezza e per giunta a costo zero…che ghiotta occasione per la speculazione!
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Non che biasimiamo chi vende il dollaro allo scoperto – ci mancherebbe, vi sono validissime ragioni per farlo – ma siamo refrattari al concetto che per il solo fatto che il denaro renda poco o punto, si debba investire in qualunque asset class che offra un rendimento incrementale, senza alcuna considerazione di valore intrinseco. In prospettiva, il problema è: al prossimo scoppio della bolla, con i tassi già a zero, le presse del denaro ancora fumanti e il debito pubblico fuori controllo, cosa si inventeranno?
 

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