L’Ucraina è in default e non controlla più nemmeno tutti i suoi combattenti

L'Ucraina è in default e non controlla più nemmeno tutti i suoi combattenti

Da qualche giorno a Donetsk, capitale dell’autoproclamata repubblica del Donbass, è operativa la neonata banca centrale del nuovo stato. Non è ancora in grado di stampare una moneta nazionale, forse anche perché non hanno fondi per acquistare i macchinari necessari allo scopo, ma ha iniziato ad aprire sue filiali commerciali nel territorio del Donbass. Nell’Ucraina dell’Est ora circolano ufficialmente tre monete: il rublo, la grivna e il dollaro. Le monete politicamente rappresentano i protagonisti della crisi ucraina, quindi non deve sorprendere l’assenza dell’euro che, politicamente, nel mondo globale non conta quasi nulla. Poiché il cash scarseggia e la circolazione monetaria è tutt’altro che ottimale, diciamo così, la prima banca commerciale della Crimea ha avviato l’apertura di sue filiali in Donbass. Realisticamente rifornirà di rubli imprese e consumatori di Donetsk e dintorni e favorirà l’allineamento nel cambio al rublo della futura moneta nazionale del Donbass. Mentre i combattimenti restano quotidiani tra filorussi e truppe di Kiev anche intorno a Mariupol, la dimensione economica e finanziaria ha già realizzato l’emersione di due stati nella vecchia Ucraina.

La storia della banca centrale del Donbass segnala, poi, con la massima precisione possibile, il già avvenuto default dell’Ucraina come stato nazione. Le istituzioni di Kiev da tempo non sono più in grado neppure di controllare le truppe presenti sul fronte orientale del paese. Molte di esse sono dedite al saccheggio sistematico della popolazione locale, sia per ragioni politiche che come conseguenza del mancato pagamento del loro stipendio. Il rating ucraino è oltre il livello dei titoli spazzatura e da molti mesi il governo è in grado di garantire regolarmente solo il pagamento delle pensioni più basse e degli stipendi nelle zone di confine con il Donbass, così da scongiurare l’attrazione verso la Russia delle popolazioni locali per ragioni di esclusiva sicurezza economica. Detto più semplicemente, l’Ucraina è fallita e non sarà mai più in grado di restituire i suoi debiti, mentre l’iperinflazione sta completamente distruggendo quel poco di attività economica creata nel ventennio post Urss. Incluso il valore di mercato degli asset italiani acquistati a suo tempo a colpi di ricchi investimenti in euro come la controllata ucraina di Unicredit.

L’Europa, come è stato già nel caso della ex Iugoslavia, pagherà il prezzo più alto del default di Kiev perché gli effetti sistemici saranno soprattutto territoriali e l’Ucraina resta un paese europeo. Ma nei conflitti territoriali contano solo i soldi e i muscoli schierabili. L’Europa non ha nessuno dei due, la Germania solo i primi e per questa ragione la partita è solo tra russi e americani.

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