L’ottavo (e ultimo) d. lgs. di attuazione del federalismo fiscale: sanzioni ai governatori regionali

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Il Consiglio dei Ministri ha definitivamente approvato lo scorso 28 luglio il decreto legislativo recante“Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, ai sensi degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42”.
 
 L’accadutomi ha particolarmente inorgoglito, dal momento che la prima parte del testo costituisce il risultato di una idea condivisa con Luca Antonini, a margine di un master in management pubblico svoltosi alla all’Università della Calabria. Essa riguardava l’istituzione e, quindi, l’obbligo di redigere l’allora “inventario delle consistenze” da porre a carico dei Presidenti delle regioni/province nonché dei sindaci uscenti.
 
 Una intuizione che venne fuori per impedire ai governatori, ai presidenti provinciali e sindaci subentranti di potere scaricare sui predecessori le responsabilità gestionali e, dall’altra, di fornire ai medesimi lo strumento per separare la loro gestione dagli uscenti.
 
 I primi tre articoli del testo legislativo costituiscono il segmento destinato ad introdurre un sistema sanzionatorio nei confronti degli inadempimenti regionali, produttivi di gravi danni in termini di indebitamento pubblico e, in quanto tali, verosimilmente disgregativi dell’unità economica e giuridica della Repubblica.
 
 Viene, pertanto, insediato nell’ordinamento l’obbligo dei presidenti delle rispettive giunte regionali di predisporre una relazione (già inventario delle consistenze) di fine legislatura (art. 1), entro e non oltre il 90° giorno antecedente alla data di scadenza della medesima. Un adempimento che deve essere perfezionato con la certificazione da parte degli organi di controllo interno regionale, da rilasciarsi nel termine dei 10 giorni successivi alla sottoscrizione del governatore.
 
 L’istituita relazione deve contenere una descrizione dettagliata delle attività, normative e amministrative, svolte nel corso della legislatura, soprattutto in riferimento:
a)      al sistema in atto dei controlli interni e ai suoi esiti;
b)      agli eventuali rilievi del Magistrato contabile;
c)      alle carenze evidenziate nella gestione degli enti, comunque, sottoposti al controllo regionale e a tutti quelli facenti capo al servizio sanitario regionale, con la indicazione di tutte le azioni intraprese per risolvere i deficit organizzativi rilevati;
d)     alle iniziative percorse per contenere la spesa, principalmente a quella sanitaria, nonché allo stato di convergenza ai costi standard, di cui al d.lgs. 68/11, con l’indicazione dettagliata degli indicatori relativi alla portata quali-quantitativa delle prestazioni rese alla collettività, facendo ricorso in ciò all’offerta salutare garantita, nelle diverse realtà rappresentative, con il migliore rapporto qualità/costi;
e)      alla situazione economica e finanziaria, prioritariamente riferita al settore della salute, recante la quantificazione certificata dell’indebitamento regionale complessivo;
f)       alla individuazione degli atti legislativi, normativi e amministrativi particolarmente incidenti sulla spesa e, in quanto tali, “incompatibili con gli obiettivi e i vincoli di bilancio”;
g)      allo stato (patrimoniale) certificato del bilancio regionale.
 
 Nello stesso termine di 10 giorni, l’anzidetta relazione dovrà essere inviata al Tavolo tecnico interistituzionale, istituito presso la Conferenza Permanente per il coordinamento della finanza pubblica.
  Tale organismo avrà, a sua volta, l’obbligo di trasmettere ad ogni presidente di regione un dettagliato rapporto sulla relazione ricevuta, con la dichiarazione di conformità dei dati in essa contenuti con quelli posseduti e con quelli presenti nella banca dati di cui al d.lgs. 196/09.
 
 Per quanto riguarda il settore sanitario, il decreto in esame pone a carico dei vigenti Tavoli tecnici il monitoraggio e la verifica, ponendo loro l’obbligo la redazione di un apposito rapporto motivato, nel quale sottolineare le eventuali eccezioni.
 
 Sia la relazione di fine legislatura che il successivo rapporto di verifica dovranno essere pubblicati sul sito istituzionale delle rispettive regioni, entro il giorno successivo a quello del ricevimento dell’anzidetto rapporto.
 
 Con un apposito regolamento, da adottarsi d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, il Ministro per i rapporti con le regioni perfezionerà uno schema tipo dell’istituita relazione di fine legislatura, differenziato per le regioni assoggettate ai piani di rientro.
 
 L’art. 1 chiude, tuttavia, con una sorpresa. Esonera il presidente della giunta regionale dal neointrodotto adempimento istituzionale, tanto da affievolirne la portata sino a ricondurlo all’esercizio di una doverosa facoltà. Sarà, infatti, sufficiente motivare le ragioni dell’inadempimento nella pagina principale del sito dell’ente.
 
 Nell’art. 2 viene sancita la responsabilità politica dei governatori.
 
 Dalla lettura del precetto (commi 1 e 2) emerge la ratio legislativa di attribuire al “grave dissesto finanziario”, riferito al disavanzo sanitario, il concretizzarsi di una “grave violazione di legge” da parte del governatore, sì da imporre al Consiglio dei Ministri, a mente dell’art. 126 Cost., di proporre al Capo dello Stato la sua rimozione “per responsabilità nel proprio mandato di amministrazione della regione”, cui lo stesso è preposto.
 
 Il presidente della giunta regionale rimosso dal suo incarico è da ritenersi, ex lege (comma 3), incandidabile a tutte le cariche elettive e non nominabile a qualsiasi carica pubblica per un periodo di dieci anni.
 
 Un’altra interessante novità è quella introdotta con il successivo art. 3 che titola “Decadenza automatica e interdizione dei funzionari regionali e dei revisori dei conti”. Una sanzione, questa, da comminarsi a carico dei direttori generali, amministrativi e sanitari delle aziende della salute in senso lato, nonché dei dirigenti generali regionali “dell’assessorato competente” e dei componenti del collegio dei revisori dei conti nell’ipotesi in cui venga a verificarsi l’anzidetta fattispecie di grave dissesto finanziario, con riferimento al disavanzo sanitario. Alla detta sanzione viene direttamente correlata la disposta interdizione, per la durata di dieci anni, dei medesimi “da qualsiasi carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici”, da irrorare a cura del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per le regioni, con un proprio decreto direttamente impugnabile avanti il Tar competente.
 
 

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