Lo Stato favorisca il mercato

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 “E’ necessario che il pubblico stimoli un mercato del longevity risk trasparente per fare incontrare una domanda e un’offerta che non riescono a trovare punti di contatto proficui”. Mauro Marè è uno dei massimi esperti italiani della materia: consulente al Ministero del Tesoro, docente di Scienza delle Finanze a Viterbo e presidente di Mefop, che si occupa dello sviluppo dei fondi pensione.
Il tema delle rendite, sostiene Marè, rischia di esplodere nei prossimi decenni, se non si corre ai ripari.
 
Il mercato non è in grado di occuparsene?
 
Non in modo completamente efficiente: strumenti di copertura del longevity risk hanno prezzi e condizioni difficilmente confrontabili. Il rischio finora coperto è incompleto e insufficiente ad affrontare il problema del 2030-2050.
 
Quali sono i punti da rendere meno opachi?
 
Non è semplice mettere d’accordo domanda e offerta sulle tavole di mortalità o sui coefficienti di trasformazione: gli assicuratori tirano da una parte, i clienti dall’altra. Questo rende il mercato delle rendite inefficiente, poco spesso, con prezzi incerti.
 
Gli stati potrebbero emettere longevity bond?
 
Ora non è pensabile e non solo per via della salute dei conti pubblici europei. In Italia poi le convenzioni sulle rendite dei fondi pensione sono partite da poco e sono limitate: quella di Assofondipensione scade nel 2019, prima cioè del grande flusso verso la pensione, tra il 2020 e il 2030, quando lasceranno il lavoro i figli del boom economico italiano. Non sarà semplice calcolare le loro rendite senza far ricadere i costi sulle generazioni successive. Molto meno numerose.
 
In Italia per esempio che ruolo dovrà avere lo Stato?
 
Potrebbe intervenire come regulator, mettendo a punto linee guida e best practice per sviluppare un mercato efficiente. Indicando per esempio dei longevity index per rendere il mercato più trasparente e permettere di fissare meglio i prezzi e quotare meglio il rischio.
 
Chi si assume il rischio, poi, a chi lo scarica? Non c’è pericolo di creare una nuova bolla di titoli tossici legati alla longevità dopo quelle “hi-tech” e “subprime”?
 
Questo errore va evitato, anche se è inevitabile che chi si offre di coprire il rischio cercherà a sua volta di “ricoprirsi”. Sviluppare un mercato adeguato significa avvicinarvi chi trae dalla longevità il suo attivo: per esempio le case farmaceutiche, dell’healthcare e del Welfare che sono direttamente correlati con la crescita dell’età media e del longevity risk.

da Il Sole 24 Ore del 10 ottobre 2011 

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