Le strane e sorprendenti avventure di Crusoe.it, un sito web esordiente

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L’assenza di barriere all’ingresso è una condizione che facilita lo sviluppo della concorrenza. C’è tanta concorrenza di idee sul web perché entrarci costa poco o niente. Così, investendo poche centinaia di euro di tasca nostra, ci siamo entrati anche noi (Mauro Marè, Marco De Andreis, Alfredo Macchiati), e abbiamo creato www.crusoe.it , un sito di istituzioni e politica economica.
 Niente di strano. C’è già una quantità sterminata di blog e siti d’economia sul worldwide web ma in Italia, crediamo, l’offerta è ancora limitata. www.crusoe.it si propone di offrire informazione economica di buona qualità, mettendo il proprio spazio a disposizione anche ai non-accademici e ai non-economisti..
 
Avete letto centoquattro parole, ovvero cinqucentonovantuno caratteri: il minimo necessario per presentare www.crusoe.it . Naturalmente ben venga chi vuole dire di più, come raccontare chi siamo, come è fatto più in dettaglio il sito, cosa c’è scritto nei primi interventi. Basta non trascurare il minimo necessario. Non fare troppo errori. E non esagerare con la fantasia.
 
Il primo luglio scorso, in occasione della presentazione di www.crusoe.it , queste condizioni sono state disattese da tutta la stampa italiana meno, ebbene sì, il Foglio. Stampa che pure ci ha dato uno spazio superiore alle nostre aspettative. Due cose spiegano, a nostro avviso, tutto questo spazio. Aver avuto Giuliano Amato e Giulio Tremonti – cui siamo ovviamente molto grati – alla presentazione del nostro sito il primo luglio scorso. E poi l’esordio in contemporanea di alcuni nuovi think tank italiani che ha ispirato vari giornali a occuparsi del fenomeno “pensatoi” nel suo complesso.
 
Così, primo errore, anche noi di www.crusoe.it  siamo finiti tra i think tank (e purtroppo qui c’è cascato anche il titolo del Foglio), anche se abbiamo solo il think e non il tank, cioè una bella sede, un bel bilancio, uno staff, i biglietti da visita e tutto il materialissimo resto.
 
Secondo errore, definirci un sito “voluto” da Amato e Tremonti. Errore fatto sia dal Sole 24 Ore che dal Riformista. C’è una certa differenza tra essere voluti ed essere benvenuti. Benvenuta da Amato e Tremonti è appunto l’aumentata offerta di idee che www.crusoe.it  rappresenta – e questo hanno entrambi detto alla presentazione, bastava ascoltare.
 
Terzo errore, attribuirci una missione. Saremmo, ad esempio, in contrasto con altri siti, tipo lavoce.info. Affaritaliani.it ha aperto il pezzo su di noi così: “Tremano gli economisti de lavoce.info”. Non solo non pensiamo che Giavazzi, Boeri e gli altri colleghi siano particolarmente preoccupati, ma siamo sicuri che sono ovviamente favorevoli al dibattito e allo scambio di idee. Apprezziamo lavoce.info come anche Noise from Amerika e gli altri siti italiani come qualsiasi altro luogo dove circolano le buone idee.
 
Altro esempio di missione è puntellare l’”ottimismo berlusconiano”. Questa ci è stata attribuita dal Riformista, sulla base di un intervento di Marco De Andreis su www.crusoe.it  intitolato “i dieci problemi dell’economia italiana”. Prego notare: dieci, non due o tre.
 
E inoltre, è berlusconiano pensare che la politica economica serve appunto a risolvere i problemi, una volta individuati? Un po’ di pragmatico ottimismo, un po’ di “can do” tipo Economist (la nemesi di Berlusconi) è berlusconiano? Individuare oltre ai problemi qualche punto di forza (look: i dati sul ristagno della produttività non tornano con la buona competitività internazionale del paese, il mercato immobiliare qui non è crollato, i privati qui compensano in parte l’indebitamento pubblico) è berlusconiano?
 
Cose simili, De Andreis le ha scritte in pieno governo Prodi, a febbraio del 2007 (http://www.fulm.org/public/Allegati/Italy%20bashing%20140207.pdf ). Chiunque si formi dell’economia italiana un’opinione che non coincide con la descrizione di un malato terminale puntella il governo di turno?
 
Infine gli errori fattuali. Il solito Marco De Andreis si chiama Marco e non Mauro (Il Sole 24 Ore), lavora alle Dogane e non alle Entrate (vari giornali), era con Emma Bonino alla Commissione europea e non al Ministero delle Politiche Comunitarie (Italia Oggi), ha la sua propria faccia, bella o brutta che sia, e non quella di Arturo Diaconale (foto sul Riformista).
 
Bisogna per forza essere schierati da qualche parte ed etichettati per dire che c’è un problema di informazione economica in Italia e che il web – forse, chissà, speriamo – può contribuire a risolverlo?

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