Le molte sfide delle grandi banche europee – Parte 1 di 2

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Le banche europee si avviano a chiudere un anno decisamente impegnativo. Da un lato il deterioramento congiunturale ha condizionato il consuntivo economico, dall’altro lato più intenso e urgente è divenuto il processo di aggiustamento al nuovo assetto del mercato. 

 

Il debole consuntivo dei primi nove mesi 2012

Il consuntivo dei primi nove mesi dell’anno in corso si presenta di complessa lettura. Nel campione delle 18 maggiori banche europee predisposto da R&S, solo sei gruppi risultano aver registrato un incremento del risultato netto rispetto al corrispondente periodo del 2011. Dei sei miglioramenti, uno (Unicredit) è dovuto al venir meno di un rilevante onere una tantum registrato l’anno precedente (svalutazione di avviamenti per quasi € 9 mld) mentre in un altro caso (Lloyds Banking Group) il progresso è comunque insufficiente ad evitare una nuova perdita di esercizio. La flessione dell’utile netto per l’intero campione è pari in media al 37% ma se si escludono i sei gruppi bancari che hanno registrato un miglioramento del risultato contabile la flessione risulta pari al 67%.

Nel valutare questo consuntivo è doveroso sottolineare che esso risulta fortemente e negativamente condizionato dall’applicazione della fair value option, una procedura contabile che nel 2011 aveva invece consentito un sostanziale miglioramento del risultato finale. Guardando ai dati che più direttamente riflettono l’andamento dell’attività operativa si può rilevare che una contenuta flessione dei ricavi (-1,8% a/a, pari a € 6,1 mld) ha trovato parziale compensazione nella diminuzione delle perdite su crediti (-4,5%, pari a € 2,5mld). Da quest’ultimo miglioramento sono rimaste estranee le banche italiane, spagnole e olandesi.

 

I fattori che rendono non più rinviabile il cambiamento

A sollecitare un rilevante impegno delle banche europee nel 2012 sono stati soprattutto tre problemi. Il primo è rappresentato dall’evoluzione della congiuntura economica nel vecchio continente: se alla fine del 2011 si ipotizzava possibile l’avvio di una moderata ripresa (+1%) il consuntivo che si profila per l’anno in corso è di qualità ben diversa (- 0,5%). Secondo Eurostat, nel terzo trimestre 2012 il tasso di crescita tendenziale è risultato negativo in 15 dei 27 paesi della Ue, 11 dei quali appartenenti all’area euro.

In secondo luogo, il processo di riscrittura delle regole internazionali ha compiuto nel 2012 ulteriori passi in avanti, in alcuni casi entrando nella fase attuativa. Tra i passaggi completati si deve ricordare l’entrata in vigore a gennaio della cosiddetta normativa Basilea 2.5 che ha sensibilmente mutato (rispetto a Basilea 2) la misurazione dei rischi relativi alle operazioni di cartolarizzazione e alle esposizioni collegate al portafoglio di negoziazione. Questa nuova parametrazione ha accresciuto la dimensione degli attivi ponderati di tutti i grandi gruppi, in misura tuttavia molto diversa: relativamente poco per quelli italiani (in media +3%), in misura ben più cospicua per quelli svizzeri (+18%) e tedeschi (+11%).

A giugno 2012 si è poi concluso il rafforzamento patrimoniale richiesto dall’European Banking Authority (EBA) con l’obiettivo di posizionare il Core Tier 1 di tutti i maggiori gruppi europei ad un livello non inferiore al 9%, assumendo la situazione del portafoglio di titoli sovrani in essere al 30 settembre 2011. Al termine della prima fase (dicembre 2011) 27 dei 71 gruppi considerati sono risultati incapaci di raggiungere l’obiettivo minimo fissato. Nel luglio 2012, 23 di queste 27 banche hanno potuto dimostrare di aver colmato il loro deficit patrimoniale. Nell’insieme, le nuove risorse (€115,7) eccedono largamente quanto (€76 mld) inizialmente stimato dall’EBA come minimo necessario.

Questo rafforzamento è stato realizzato per quasi tre quarti accrescendo la dotazione patrimoniale di migliore qualità e per il resto (28%) attraverso interventi che hanno determinato una riduzione dell’attivo ponderato (il denominatore del coefficiente patrimoniale). Tra questi interventi figurano l’adozione di modelli più avanzati di valutazione del rischio (effetto pari al 7% del rafforzamento complessivo) e (ovviamente) le operazioni di cessione di attività (per questa via si è ottenuta una riduzione dell’attivo ponderato di circa €77 mld con la conseguente “liberazione” di patrimonio per quasi  €7 mld, 6% dell’intero rafforzamento conseguito).

Il rafforzamento patrimoniale richiesto dall’EBA in larga misura anticipa l’avvio delle regole di Basilea 3, per le quali tuttavia si ipotizza un rinvio rispetto alla data già fissata (inizio 2013).

Il terzo tipo di circostanze che impone una profonda revisione del profilo operativo è costituito dall’evoluzione sfavorevole di alcuni comparti del mercato, un’evoluzione cui non sono estranee le circostanze appena richiamate (andamento della congiuntura economica, riscrittura di importanti parti della normativa finanziaria). Si tratta, quindi, almeno in parte di un fenomeno di natura strutturale.

Il caso più immediato in proposito è la forte flessione dell’attività di investment banking, flessione di respiro globale ma più intensa proprio in Europa: ad esempio, il flusso mondiale delle operazioni di fusione e acquisizione nel 2012 si è contratto a livello mondiale del 5%, negli Stati Uniti dell’8%, nel vecchio Continente di quasi il 10%. Dall’insieme delle attività di investment banking  alcuni importanti gruppi europei (Crédit Suisse, Deutsche Bank, Barclays, etc) hanno tratto nel recente passato metà (in alcuni casi anche di più) dei loro ricavi totali.

Con cause diverse ma con impatti non meno rilevanti i processi che interessano l’attività di retail banking. Gli ormai evidenti progressi conseguiti dalla cultura online della clientela rendono non più rinviabile per le aziende di credito un sostanziale ridisegno del modello distributivo.

 

 

Prestiti a famiglie e imprese

in % del totale delle attività bancarie (*)

(*) Sono stati considerati solo i paesi Ue con attività bancarie totali superiori a €1000 mld. Dati a marzo 2012. Fonte: Bce

 

 

 

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