L’aristocrazia del ventunesimo secolo è quella dei signori dell’economia digitale

L'aristocrazia del ventunesimo secolo è quella dei signori dell'economia digitale

Nel mondo contemporaneo esiste una originale aristocrazia. L’appartenenza non è legata al possesso di terre, immobili o di altri asset da manomorta, solitamente ereditati generazione dopo generazione. La ricchezza che conta nel ventunesimo secolo si è formata in tempi recenti ed è il frutto della capacità di inventare prodotti intangibili da parte dei nuovi «nobili». I miliardari dell’economia immateriale non sono mossi dalla brama di accumulare denaro, come solitamente si crede, ma dal desiderio di migliorare la qualità della vita e ciò li rende del tutto dissimili dagli aristocratici del capitalismo terriero e materiale (se qualcuno riuscisse a spiegarlo anche a Thomas Piketty si eviterebbero inutili dibattiti sulle asimmetrie distributive, ndr). È un club, qualcuno direbbe una classe sociale, riservato dell’economia globale, nel senso che non ama celebrare la sua ricchezza con manifestazioni sgargianti e rumorose. Si incontrano, invece, per parlare del presente che sta o è già diventato futuro. I loro meeting sono molto più importanti e determinanti di quelli del Bilderberg Group per chi vive su questo pianeta.

Questa settimana a Seattle, ad esempio, la Microsoft di Bill Gates, che resta il più ricco degli aristocratici dell’economia degli algoritmi, ha riunito i più importanti ceo del pianeta per parlare e discutere di futuro digitale. Un solo amministratore delegato italiano sarà presente, Francesco Starace di Enel. Qualche giorno prima al Sapphire di Orlando negli Usa organizzato dalla tedesca Sap, l’unico colosso del software europeo in grado di capitalizzare anche più di Deutsche bank, lo stesso Starace era stato l’unico testimonial invitato a raccontare la sua esperienza davanti a una platea di 20 mila persone.

Nessun business è oggi al riparo dalla rottamazione continua imposta dalla tecnologia al capitalismo, perché nessun intermediario è più necessario per mettere in relazione produttori e consumatori e perché con i big data la discriminazione del prezzo per individuare quello giusto, che ogni singolo consumatore è disposto a pagare, sarà la realtà operativa.

In Italia ci si concentra sul fatto che il governo abbia deciso di affidare nel prossimo triennio l’implementazione della banda ultralarga proprio all’Enel. Sarebbe molto più utile per i consumatori e le imprese italiane analizzare le strategie innovative che Starace vuole realizzare per trasformare una tradizionale utility in una digital company degna dei palcoscenici dei convegni mondiali, dove di innovazione si discute partendo dai casi concreti di successo. Anche questo, nel capitalismo contemporaneo, è un modo per ridurre le imposte e per generare benessere per i consumatori.

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