La riforma pensionistica francese, ovvero salviamo i figli dai propri padri

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Tutto è possibile e comprensibile. Che occasioni di sciopero vedano insieme giovani e categorie di lavoratori. Se esiste un comune obiettivo e un’azione di protesta condivisa, allora è ovvio che può esser positivo che diverse categorie sociali e persone di età differente si possano ritrovare insieme.
Una delle forze del maggio ‘68 e delle proteste che seguirono, un po’ dappertutto in Occidente, fu appunto il fronte comune che studenti e lavoratori riuscirono a creare per rafforzare la democrazia, aumentare la partecipazione, accrescere la difesa di alcuni diritti civili e sociali.
Ebbene tutto questo però non si verifica in Francia questi giorni, in occasione delle proteste per la riforma delle pensioni e l’innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni. Infatti, pur capendo le motivazioni politiche anti Sarkozy e la naturale solidarietà dei giovani studenti per forme di protesta nei confronti delle politiche del governo, qui esiste un vero e proprio contrasto di interessi ovvio che non trova spiegazione.
È possibile che i giovani non abbiano capito che l’innalzamento dell’età pensionabile è forse l’unica strada per garantirsi almeno una parziale e probabilmente inadeguata forma di copertura pensionistica? Che al di là dello spontaneo pregiudizio contro le politiche di Sarkozy, loro dovrebbero dimostrare e con forza per un innalzamento dell’età pensionabile molto al di sopra dei 62 anni? Che per avere un futuro meno grigio, i figli dovranno chiedere una minore protezione per i padri?
Esiste ormai, e dovrebbe essere chiaro a tutti, sopratutto alle giovani generazioni, un’enorme questione generazionale, un conflitto distributivo tra lavoratori maturi, con lavoro dipendente, e la stragrande maggioranza dei giovani, che saranno condannati a un futuro lavorativo molto diverso di quello dei loro padri – e quindi a un differente profilo pensionistico. Che queste fasce di età si dovranno finanziare in larga parte le loro pensioni, mentre saranno chiamati a pagare, con il sistema a ripartizione, le pensioni ancora generose dei loro padri.
A quando una manifestazione degli studenti e dei giovani lavoratori per una riforma pensionistica che riduca i benefici e i privilegi delle coorti più mature, a vantaggio di quelle più giovani?

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