La questione morale è questione nazionale ma per combattere la corruzione bisognerebbe saperne di più

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I recenti scandali hanno riportato all’attenzione dell’opinione pubblica ciò che istituti di ricerca internazionali mettono in luce da tempo ma che i politici di tutti gli schieramenti bellamente ignorano (a parte qualche alta carica istituzionale e qualche Robespierre de noantri di cui però noi di Crusoe faremmo volentieri a meno): il livello di corruzione dell’Italia è altissimo per un paese sviluppato. Rileggere oggi ricette come  queste, proposte solo qualche mese fa, non induce all’ottimismo sulla capacità dei nostri policy makers di comprendere l’entità del problema e di individuare le misure idonee a contrastarlo.
Secondo Transparency International (Tav.1). siamo nel “gruppo di coda” tra i paesi dell’EU (Turchia inclusa). In una graduatoria di tutti i paesi siamo 62esimi dopo Cuba e Namibia. Si tratta di un indice di corruzione percepita, basata su surveys su residenti e non residenti, che può risentire di scandali venuti alla luce mentre il fenomeno sottostante è praticamente impossibile da misurare con precisione. Anche secondo la Banca Mondiale che elabora un indice chiamato “Controllo della Corruzione”, costruito come sommatoria di indici, l’Italia va piuttosto male (Tav.2). Il dato del 2008 sembra dire che saremmo addirittura peggio della Russia anche se questo dato non è pienamente affidabile: infatti, dal momento che l’indicatore è ottenuto dall’aggregazione (media ponderata) di 11 fonti di differenti organizzazioni internazionali, se i dati non convergono la World Bank segnala che la media, come nel 2008, non è significativa; ma quando lo è, come nel 2002, indica una corruzione elevata.
Una terza evidenza si basa sulla percezione della corruzione secondo gli Europei. Notiamo come in Europa la sensibilità al problema nell’arco di 4 anni sembra essere cresciuta ed è relativamente più alta in Italia e nel Regno Unito. La fonte è Eurobarometro e la rilevazione è della fine del 2009 (Tav.3). L’indagine è costruita sulla base di domande ai residenti, cioè i cittadini non sono chiamati a dare un giudizio sugli altri paesi dell’unione. Quindi è come noi stessi ci vediamo e non come ci vedono gli altri: sembra esserci consapevolezza anche se gli esperti di indagini campionarie potrebbero utilmente esercitarsi, con “domande di controllo”, per capire se a questa consapevolezza si accompagnano poi comportamenti conseguenti o se invece verso la propria eventuale corruzione prevale una certa benevolenza, visto che come osservava acutamente qualche giorno fa Sergio Romano sul Corriere, “così fan tutti”.
Sempre questa indagine fornisce altre interessanti informazioni sulle ragioni della corruzione: nella Tav. 4 ho selezionato, tra le numerose cause della corruzione, quelle dove la distanza tra l’Italia e l’UE è più ampia (legami troppo stretti con la politica e il poco merito nell’assegnazione degli incarichi nella P.A.). Ci sono per queste due voci, rispettivamente 5 e 7 punti di distacco rispetto alla media UE. Si noti tuttavia come Francia e Germania in questo caso performino peggio di noi.
Infine l’Eurobarometro conduce un’indagine sull’esperienza della corruzione (Tav 5). Nuovamente andiamo assai male: ben il 17% dichiara di essere stato sottoposto a richiesta di tangente nei precedenti 12 mesi. Considerato che si tratta di cittadini e non di managers si tratta di un valore elevato.
La corruzione può assumere forme meno ovvie, anche legali, una sorta di collusione tra pubblici poteri e interessi privati. Un esempio è in materia di appalti quando chi detiene il potere pubblico favorisce, nel rispetto formale delle regole, una determinata impresa per ottenere in cambio finanziamenti per il proprio partito (laddove questo è legale) o altre forme di compensazione indiretta che aumentino la possibilità di essere rieletti. E’ opportuno osservare come la corruzione legale possa essere “oscurata” all’opinione pubblica anche se ciò richiede un sistema dell’informazione non pienamente libero: il che vuol dire che il livello di accountability (e cioè l’obbligo del potere politico di dar conto delle proprie scelte) è relativamente basso. Quindi la piena libertà di stampa può essere un antidoto, anche se parziale, alla corruzione. Anche nella corruzione legale, misurata dal World Economic Forum, abbiamo risultati assai deludenti (Tav. 6), anche se qui, forse, ci può essere un po’ di pregiudizio antitaliano: l’indice di corruzione legale è un indice di potere delle lobby e il fatto che gli USA siano in graduatoria davanti all’Italia (lobby meno potenti) lascia perplessi.
L’analisi economica ha iniziato ad approfondire il tema della corruzione da una ventina d’anni: ha fatto qualche progresso ma i risultati empirici sono ancora controversi e i nessi causali da approfondire. Resta in particolare aperta la questione della relazione con lo sviluppo economico anche se maggioritaria è la posizione di chi ritiene che la corruzione incida negativamente sulla crescita creando un cuneo tra rendimenti privati e rendimenti sociali. Le forme in cui questo cuneo si manifesta sono diverse. In primo luogo la corruzione consente alle imprese inefficienti di sopravvivere e quindi distorce i meccanismi concorrenziali. In secondo luogo può scoraggiare l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali, in particolare quelle estere, alimentando una regolazione pervasiva che causa a sua volta maggiore corruzione e un ambiente contrattuale incerto. In terzo luogo può contribuire ad una allocazione dei talenti inefficiente: come dice North un sistema economico che premia i pirati produce pirati e non ingegneri chimici. Infine la corruzione può causare un aumento del prezzo dei beni e investimenti realizzati dalla P.A.
Un tema, approfondito dagli studi di political economy, riguarda i nessi tra corruzione e istituzioni politiche. Anche qui ci possono essere diversi canali e l’analisi empirica non ha raggiunto risultati univoci ma gli spunti di riflessione sono molteplici. Un primo canale sono le regole elettorali: dimensioni della circoscrizione e sistema elettorale (proporzionale versus maggioritario): in circoscrizioni ampie vi sarebbero maggiori possibilità di eleggere un politico onesto; liste chiuse e scelte dai leader porterebbero a minore competenza e al rischio di maggiore corruzione che nel caso di liste aperte alla espressione delle preferenze. In merito agli effetti del decentramento (anche si dovrebbe chiarire a quale livello di decentramento ci riferiamo) i governi locali sarebbero più suscettibili alla corruzione di quelli centrali soprattutto quando vi sono maggioranze schiaccianti ed è difficile far emergere il malaffare e costruire delle opposizioni del buon governo; si creerebbero dei circuiti di potere che possono estendere facilmente la platea locale dei beneficiari della corruzione.
Se abbracciamo l’impostazione che la corruzione incide sullo sviluppo, gli effetti potrebbero essere molto pesanti: lo sviluppo italiano aumenterebbe dello 0,8% all’anno ! Il numero viene applicando il coefficiente, prodotto da stime econometriche contenute in un lavoro recentemente pubblicato (T.S. Aidt, Corruption, Institutions and Economic Development, “Oxford Review of Economic Policy”, 2009), alla differenza nella corruzione tra Italia e Germania.
A questo proposito osservo come trenta o quaranta anni di sviluppo (tra i 50 e gli 80 del secolo scorso) non ci hanno portato agli inizi degli anni novanta (quando è iniziato il declino relativo nei nostri tassi di crescita) agli standard istituzionali egli altri paesi fondatori dell’UE. Vuol dire che la qualità delle nostre istituzioni in quel quarantennio non è migliorata? E’ stato dunque uno sviluppo senza istituzioni di cui abbiamo pagato il prezzo successivamente (proprio in termini di minore crescita)? Oppure la caduta delle istituzioni e la perdita nel controllo della corruzione è un fenomeno recente (associato alle trasformazioni istituzionali della seconda Repubblica) che incide sulla nostra crescita senza particolari ritardi temporali? Interpretazioni alternative che richiederebbero approfondimenti.
Senza capire bene le caratteristiche del fenomeno, le sue cause ed i suoi effetti sulla crescita economica, le politiche messe in campo (if any) saranno posticce e poco efficaci (vedasi la recente proposta del governo in materia), il distacco tra classe politica e paese aumenterà, la crescita economica non se avvantaggerà ma i “Robespierre de noantri” guadagneranno, ahimè, consensi.
 
 
Tav.1
Indice di percezione della corruzione (CPI)

 
Valori compresi tra 0 (massima corruzione) e 10 (assenza di corruzione).
Fonte Transparency International
 
 
Tav. 2
Controllo della Corruzione
 
 

 

1998

2002

2008

Francia

1,47

1,30

1,43

Germania

2,09

1,96

1,77

Italia

0,59

0,67

-0,13*

Regno Unito

2,17

2,06

1,77

Polonia

0,67

0,36

0,38

Russia

-0,83*

-0,91*

-0,98*

Turchia

-0,22*

-0,46*

0,10

 
Fonte Banca Mondiale
I valori prossimi allo zero (o negativi) indicano una corruzione elevata. L’asterisco indica valori statisticamente non significativi.
 
 
 
 
Tav. 3
La corruzione è un problema rilevante?
(percentuali di risposte positive)
 

 

 

2009

2005

∆%

UE

78

72

+6

Francia

73

68

+5

Germania

75

73

+2

Italia

83

74

+9

Regno Unito

74

65

+9

Polonia

81

88

-7

 
Fonte Eurobarometro
 
 
 
Tav.4
Ragioni della corruzione (2009)
(valori percentuali)
 

 

 

Legami troppo stretti tra business e politica

Incarichi nella P.A. non assegnati sulla base del merito

UE

42

24

Francia

55

19

Germania

50

29

Italia

47

31

Regno Unito

33

17

Polonia

38

19

 
Fonte Eurobarometro
 
Tav.5
L’esperienza della corruzione
Percentuale del campione osservato cui è stata richiesta una tangente nei precedenti 12 mesi
 

 

UE

9

Francia

3

Germania

4

Italia

17

Regno Unito

3

Polonia

14

 
Fonte: Eurobarometro
 
 
Tav.6
“Corruzione legale”
 
 

 

Media ponderata 2008-2009

Rank

Francia

4,0

28

Germania

5,0

12

Italia

2,6

102

Regno Unito

4,1

25

Polonia

3,1

64

Russia

2,7

96

Turchia

2,7

95

 
Grado di condizionamento delle decisioni governative rispetto alle pressioni di portatori di interessi. Valori compresi tra 1 (massimo condizionamento) e 7 (assenza di condizionamento).
Fonte World Economic Forum
 

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