La piramide rovesciata

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La forte contrazione delle maggiori economie mondiali sta impegnando severamente i governi ma finora i risultati  raggiunti non sembrano confortanti. La sensazione di rimedi con scarsa efficacia lascia presagire la presenza di patologie non  esattamente individuate per le quali si procede con farmaci ad ampio spettro.
Alla luce di questi primi nove mesi di crisi è facile  concludere che i mercati  siano distorti, che le tossine della finanza creativa abbiano contagiato le attività reali. Ma cosa causa il contagio? Il medium, l’albero di trasmissione, è un’ideologia di fondo – l’ideologia della crescita – che investe tutte le economie. 

L’allocazione del risparmio.
Nelle sue caratteristiche generali, il meccanismo può essere descritto facendo ricorso a  due mercati delle attività, uno dei quali caratterizzato da una rischiosità nulla.
Si supponga che il risparmio individuale s si distribuisca in s = z + (1-z), dove z rappresenta la frazione del risparmio unitario (un Euro o un dollaro) investita nell’attività con rischio nullo.
 
Replicando il ragionamento per N individui, una misura media della distribuzione aggregata sarà:
  .
Tenuto conto che
S =   = N

la precedente uguaglianza può riscriversi come somma di due medie: 1 =  Mz + M(1-Z)
Con riguardo alla remunerazione di S, il rendimento complessivo è una combinazione lineare dei tassi ponderati con le rispettive grandezze medie:  rs = rZMZ + r1-ZM(1-Z)
Ritenendo ragionevole che il rendimento sia nullo, o estremamente basso, per quella frazione del risparmio investita nel mercato a rischio zero, la disuguaglianza  rZ < r 1-Z dovrà tenere a priori, ovvero l’accettazione del rischio richiede un compenso più elevato.
Dal meccanismo allocativo appena descritto  emergono interessanti implicazioni. La prima è che   rs si configura come una variabile attesa per la presenza della componente aleatoria r1-Z .
La seconda riguarda le medie. Con  MZ + M(1-Z) = 1, si può senz’altro affermare che 0 < MZ <1   e 0 < M(1-Z) , dove i vincoli di stretta disuguaglianza sono posti a ragion veduta. Infatti,  se MZ = 1 ,  l’intero risparmio confluirebbe nel mercato sicuro determinando così l’estromissione di qualunque impiego alternativo. La considerazione opposta è associata a  M(1-Z)= 1.
L’evidenza empirica dimostra che i casi estremi possono essere omessi, giacché i mercati fra loro coesistono e la predominanza dell’uno o dell’altro dipende in larghissima misura dall’andamento dell’economia.
A fronte delle due alternative  “rischiare tutto o niente”, esistono infinite combinazioni, tante quanti sono i reali in 0 – 1. Il risparmio aggregato può quindi propendere verso attività sicure o verso attività rischiose, con l’avvertenza  che l’equa distribuzione – quella del 50% – se non fallace, è fuorviante. Non si può escludere, infatti, che un’allocazione secondo questa percentuale, sia eccessivamente prudente o eccessivamente rischiosa. Molto dipende dalle aspettative aggregate che si formano sulla base di variabili macroeconomiche diffuse dai mass-media (crescita, indice di borsa, inflazione). A ciò vanno aggiunti quei fenomeni di euforia o di pessimismo collettivo che emulano i comportamenti di fondo.
 
Poiché la distribuzione di S è fortemente condizionata da set informativi individuali, quasi tutti  esprimenti in maniera piuttosto fedele l’informazione di pubblica conoscenza,  MZ e  M(1-Z) sono entità variabili che riflettono una  tendenza di fondo.
 
Quest’ultima può definirsi come un comportamento collettivo, di vasta portata territoriale, generato dagli stati d’animo prevalenti nell’economia. Shock negativi vengono immediatamente percepiti dagli agenti i quali cercano di predisporre, spesso in maniera contingente, le strategie opportune.
Atteggiamenti di avversione al rischio possono improvvisamente manifestarsi proprio su quelle attività sulle quali si è concentrato l’investimento, compresi i derivati finanziari. Così come fenomeni di euforia collettiva eccedenti il normale ottimismo comportano un enorme afflusso di capitali verso mercati a rendimento aleatorio.
Il problema di fondo è svelare il meccanismo attraverso il quale la consistenza delle due medie si modifica nel tempo in seguito agli accadimenti economici.

La piramide rovesciata
Nella versione presentata, l’unica possibile, S è in forma additiva ovvero idonea a rappresentare MZ e M(1-Z) ma non adatta ad indagare sulle cause responsabili delle loro variazioni nel corso del tempo.
Consideriamo gli immobili ad uso abitativo. Nel momento in cui le compravendite acquistano una certa dinamicità, il mercato informa correttamente sulla consistenza della domanda e offerta. In una fase successiva un secondo mercato, tipicamente aleatorio, sorge sulla base dell’attività reale sottostante – ad esempio con la scissione tra nuda proprietà e usufrutto. Ciò innesca, a sua volta, tutte quelle attività collaterali di servizio  tese a stimare probabilità, speranza di vita,  e più in generale valori attuariali.
 
Spontaneamente, una casa ha determinato l’esistenza di almeno tre mercati. E senza che il percorso procreativo sia terminato. Vanno infatti considerati anche le ipoteche e i prestiti garantiti che danno luogo al mercato del credito e dei titoli di credito.
 
Le diverse attività producono occupazione, reddito e ricchezza. Indubbiamente l’economia è cresciuta. Ma su quale presupposti? La piramide rovesciata è un’immagine appropriata per descrivere il fenomeno. La casa rappresenta il primo tassello, mentre la crescita si identifica nell’altezza a ventaglio. L’espansione prima o poi farà sì che la base diventi troppo esigua per sopportarne stabilmente il carico verticale della piramide rovesciata.
 
Questa metafora potrebbe spiegare potenziali paradossi. Sempre in campo immobiliare, uno è quello dei mutui garantiti da ipoteche. Si può immaginare che fra i mutuatari vi sia una porzione di soggetti che, disponendo di risparmio, anziché destinarlo alla riduzione del debito, decidono di impiegarlo – magari su consiglio di agenti finanziari – sottoscrivendo quote di fondi comuni immobiliari. La possibilità che il mutuatario e il risparmiatore si identifichino nella stessa persona, che una passività e un’attività poggino sulla stessa base, è concreta.
Con l’espansione dei mercati finanziari e il collegamento delle maggiori borse mondiali, si spezza il rapporto fra attività reali e titoli. Questi ultimi godono di vita propria. Solo in presenza di shock si torna a ritroso per cercare di riannodare i fili che hanno generato una complessa rete. Ma fino a che il sistema si auto-sorregge il meccanismo coinvolge – spesso inconsapevolmente – imprese, enti, istituzioni, e risparmiatori.

Conclusioni
La rincorsa a un benessere basato sull’identificazione della ricchezza con la felicità impone a tutti, governi compresi, di crescere continuamente. In periodi di prosperità, la maggiore occupazione innalza la domanda aggregata con effetti positivi sugli investimenti e sull’espansione dei mercati esistenti.
Il circolo virtuoso crea anche nuove attività. Tra cui il mercato dei derivati finanziari. Il risparmio aggregato si sposta verso attività a rischio, come gli investimenti a breve delle società finanziarie.
L’ideologia di fondo rimane la crescita continua. Il risparmio esige un rendimento e chi lo amministra deve garantirlo. Finché il sistema è in grado di sostenersi, il vantaggio è assicurato per tutti.
Ma niente, ad eccezione forse dell’universo, può espandersi illimitatamente. A questa regola non si sottrae l’economia. La crisi è sempre alla porta, e con pazienza aspetta di entrare.
Forse l’elemento di novità sta nelle caratteristiche, diciamo così, geologiche del capitalismo. Esso si fonda su un terreno instabile, altamente sismico, le cui scosse vengono percepite a grande distanza dall’epicentro.
Crisi ci sono sempre state e sempre ci saranno. A caratterizzare quelle odierne non è la scarsità delle risorse ma l’impossibilità del sistema a sostenere l’illusione della crescita perpetua.
 
 

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