La parola al generale Than Shwe

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Flavio Parrinello è stato il primo a suggerire a Crusoe.it un argomento di discussione. Ecco cosa ci ha scritto il primo agosto scorso.
Dopo aver visto il G8 alla televisione, mi sono chiesto se sarebbe interessante organizzare una riunione fra i paesi più poveri del mondo e il più ricco. Ogni continente potrebbe avere un rappresentante che sarebbe il paese più povero di questo continente: l’Africa (Zimbabwe), l’Asia (Myanmar, ex-Birmania}, l’America del Nord, centrale e i Caraibi raggruppati in un solo continente (Haiti), il Sud America (Bolivia), l’Europa (Moldavia), l’Oceania (Kiribati) e gli USA.
La mia risposta di getto è: perché no? Almeno io avrei molto piacere a vederla realizzata. Ecco i due principali motivi.
Primo, ho un’istintiva antipatia per questi vertici chiassosi, tipo G8, di gente che prima si è auto-nominata potente, importante, influente e decisiva per i destini dell’umanità, e poi si è reciprocamente auto-invitata. Dietro al Consiglio di Sicurezza c’è un’istituzione, l’ONU, cui i vari paesi accedono firmando un pezzo di carta e prendendo impegni formali. Idem con i vertici dell’Unione Europea. Ma i vari G-7, G-8, G-20, G-quantunque cosa sono, cosa rappresentano, cosa esprimono? Una mera presunzione di autorevolezza.
Il G8 era nato G6 (senza il Canada e la Russia) nel 1975. C’era stata poco prima, nel 1973, l’impennata dei prezzi del petrolio che aveva a sua volta provocato una forte recessione economica. Dietro l’aumento del prezzo del petrolio c’era un cartello di produttori, l’OPEC. L’intento principale del G6 era dunque quello di far vedere al mondo che, volendo, anche i principali consumatori di petrolio, i paesi più ricchi e industrializzati, erano in grado di coordinarsi. Col tempo, il tutto è – a mio parere – degenerato in un circo mediatico in cui invece si vuole ricordare al mondo che il mondo stesso non naviga in pilota automatico: in cabina di pilotaggio, ai comandi, seppiatelo, c’è ben qualcuno.
Ma, ahimè, più il messaggio è rassicurante e più c’è da aver paura.
Insomma, invece dei vari vertici di auto-convocati mi piacerebbe vedere un serio sforzo per rendere più rappresentative le istituzioni internazionali vere: il Consiglio di Sicurezza, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario, tutto il sistema onusiano. Mi piacerebbe vedere gli europei rappresentati dalla sola Unione Europea e non più dai troppi suoi Stati membri che si credono ancora così importanti. E questa è probabilmente la sola strada logica e praticabile per dare ai nuovi grandi (Cina, India, Brasile, Messico, etc.) il posto che spetta loro nelle istituzioni internazionali senza rendere queste ingovernabili per troppo affollamento al vertice.
Secondo motivo per cui l’idea di Flavio mi piace è che finalmente potremmo osservare alcuni dei peggiori leader mondiali e ascoltare le loro opinioni. Che faccia ha, cosa pensa, come si esprime in pubblico il generale Than Shwe che, in quanto presidente dell’orwelliano Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo (una giunta militare) dovrebbe essere il presidente di Myanmar? Che ha da raccontarci di nuovo Robert Mugabe sui diritti civili e la situazione economica del proprio paese? Sarebbe interessante starlo ad ascoltare e ancora più interessante avere la possibilità di rivolgergli liberamente alcune domande.
Un vertice è un vertice di governi e non di governati, ovviamente. Nessuno si illude che ascoltando i governi si ascoltino i governati. Anzi.
Ma un vertice dei poverissimi sarebbe molto utile per far vedere a tutti come si dà il caso che una delle principali cause della povertà sia il malgoverno. Tanto che, di solito, più è disperata e profonda la povertà, più è pazzo e persino grottesco il governo. Tutti i paesi citati da Flavio, tutti i paesi agli ultimi posti dell’Indice di Sviluppo Umano del Programma delle Nazioni  Unite per lo Sviluppo, hanno una storia recente o un presente di conflitti interni durissimi, di governi corrotti, di dittatura.
La prima e forse l’unica cura possibile è non dimenticarli, parlarne di più, farli conoscere meglio, portarli di più al centro dell’attenzione del mondo. E aprire il microfono ai loro (quasi sempre) pessimi governi potrebbe essere un modo efficace per far capire la portata reale dei problemi in cui si dibattono.
Infine, ed è l’unica cosa su cui divergo da Flavio, io li lascerei da soli. Senza la presenza di alcun paese ricco. E se proprio deve esserci un ricco, mandiamoci il Lussemburgo (77 mila dollari pro capite nel 2006) invece degli Stati Uniti (44 mila). Ma dubito che il primo ministro del granducato, Jean-Claude Juncker, gradirebbe l’invito.

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