Jean Tirole sull’economia dei cambiamenti climatici

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Giovedì 16 aprile il professor Jean Tirole ha tenuto  la X lezione Angelo Costa all’Università Luiss –Guido Carli di Roma sul tema del climate change. Tirole è un grande economista e il suo manuale sulla teoria della regolamentazione, scritto quindici anni fa insieme allo scomparso Jean Jacques Laffont, rappresenta un contributo fondamentale allo sviluppo di questa branca dell’economia.
 
Tirole non si occupava di economia dei cambiamenti climatici circa dalla metà degli anni novanta  (sempre con Laffont) e il suo rientro in questo campo, oltre a confermare la crescente rilevanza attribuita al tema dagli economisti, non può che essere salutato positivamente per la ricchezza delle intuizioni e il rigore nelle raccomandazioni di policy che porterà nel dibattito. Aspettative che hanno trovato piena  conferma nella lezione alla Luiss.

La sua lecture si è concentrata su due aspetti: le caratteristiche di un sistema di controllo delle emissioni che sia efficiente e sostenibile e il disegno di un accordo internazionale (si avvicina la scadenza del dicembre 2009 di Copenaghen quando  verrà negoziato un nuovo protocollo in sostituzione di quello di Kyoto che scade nel 2012) che induca  tutti i paesi ad aderirvi e a rispettarlo.

Sul primo aspetto il messaggio chiave è così sintetizzabile: il sistema di tetto alle emissioni e di scambio dei relativi diritti (cap and trade) deve avere un orizzonte di tempo molto lungo, diversamente da quello attualmente in vigore per l’Europa, deve generare un prezzo unico del carbonio, indipendentemente dal paese o dall’industria che inquina e deve assicurare una coerenza intertemporale (cioè non può imporre nel breve termine limiti stringenti e quindi prezzi elevati delle emissioni per poi abbassarli successivamente una volta che si rendono disponibili nuove tecnologie meno inquinanti).

Per risolvere il problema della coerenza intertemporale Tirole propone che i governi fissino una sorta di price floor ai permessi di emissione che se non rispettato dall’andamento dei prezzi di mercato dà diritto alle imprese di ottenere la eventuale differenza (tipo put option). Per superare il problema della ampia incertezza sugli effetti del cambiamento climatico e dei relativi danni vi potrebbero essere permessi concessi gradualmente nel tempo, con  price floor differenziati, sulla base delle nuove informazioni sui costi di abbattimento delle emissioni.

Sul secondo aspetto, un nuovo accordo internazionale, Tirole avverte la difficoltà di un disegno che scoraggi i comportamenti opportunistici dei paesi: a tal fine ha raccomandato il ricorso a compensazioni, attraverso la distribuzione di permessi gratuiti,  piuttosto che alle esenzioni per i paesi in via di sviluppo; ma il disegno della compensazione, così da evitare gli effetti di delocalizzazione di produzione e investimenti in favore di paesi che applicano regole meno severe  e al contempo incentivare i politici a sottoscrivere l’accordo, si presenta un esercizio complesso.

E la misura suggerita – tassare le importazioni e sussidiare le esportazioni sulla base delle differenze nei contenuti di carbonio – non è esente, secondo lo stesso economista,  da inconvenienti (in primo luogo i rischi di protezionismo).

Un’ultima notazione: non tutti gli argomenti sostenuti da Tirole sono in linea, per usare un eufemismo, con le posizioni di Confindustria (a cominciare dalla raccomandazione a favore del  prezzo unico e contro le esenzioni e i trattamenti differenziati) ma bisogna dare atto alla Presidente Marcegaglia,  intervenuta in chiusura della lezione, di elevate qualità politiche: non ha rimarcato inutilmente le differenze ma ha ripreso quei  messaggi  – lo sviluppo delle tecnologie – più consoni alla Associazione.
 

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