Impiccati?

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La polemica sui tagli agli enti locali contenuti nella manovra economica del governo ha del paradossale se si guarda ai numeri. La spesa degli enti locali misurata a prezzi costanti in venti anni è triplicata: quella delle amministrazioni centrali è soltanto (si fa per dire) raddoppiata (vedi grafico). Eppure, secondo il sindaco di Torino, gli amministratori locali con questa manovra dovrebbero impiccarsi (Il Sole 24 Ore del 1° luglio).
Effettivamente si sarebbe tentati di tramutare la previsione di Chiamparino in un auspicio: difficile sostenere che in venti anni la qualità dell’istruzione comunale o della raccolta rifiuti o il sistema viario delle province o l’assistenza sanitaria offerta dalle regioni siano migliorati di tre volte. Dove son finiti i nostri soldi signori amministratori (passati e in qualche caso ancora presenti)? Siamo stati pesantemente tassati (anche se non tutti…) e in misura crescente (la pressione fiscale complessiva è aumentata in venti anni di 7 punti di PIL e ha alimentato l’espansione della finanza locale). Da questo punto di vista qualcosa non funziona nel sistema di rappresentanza o nel modo in cui i cittadini sono informati.
Naturalmente la legge della politica non è la legge dei numeri: a fare economie si scontenta sicuro qualcuno – prima di tutto i dipendenti e i burocrati che devono stare più attenti – e poi anche i cittadini – che devono capire che i servizi costano anche quando non li pagano. Ma seguire la legge del consenso sembra essere ormai diventata l’unica pratica politica possibile. 

 
 
 
 
 

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