Il sindaco Tosi fara’ la sua relazione di fine mandato?

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Il federalismo fiscale, tra le tante cose (molte della quali ancora al palo di partenza), ha introdotto nell’ordinamento uno strumento attraverso il quale fare chiarezza nella gestione delle amministrazioni pubbliche e consentire agli elettori una più consapevole espressione del voto.
Mi riferisco alla relazione di fine mandato e di fine legislatura imposte, rispettivamente, a carico dei sindaci (e presidenti delle province fino a quando ci saranno) e dei presidenti delle regioni. Un adempimento introdotto dall’ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale. Più precisamente, il d.lgs. 149/11, all’art. 4, ha sancito – quanto agli enti locali – un preciso adempimento, sanzionato politicamente, a carico di sindaci e presidenti delle province.
 
Di conseguenza, così come accadrà per i presidenti delle giunte regionali alle elezioni relative, i maggiorenti di comuni e province, che andranno al voto nel prossimo mese di maggio 2012, sarebbero stati chiamati alla redazione di una apposita relazione di fine mandato (art. 4, comma 1), al fine di garantire la pratica applicazione del principio di trasparenza delle decisioni riguardanti l’entrata e la spesa pubblica di loro specifica competenza.
 
L’anzidetta relazione di fine mandato avrebbe dovuto essere sottoscritta dal presidente dell’amministrazione provinciale o dal sindaco, entro e non oltre il 90° giorno antecedente la scadenza del rispettivo mandato. Entro i 10 giorni successivi alla sottoscrizione, essa avrebbe dovuto essere certificata dal rispettivo organo di revisione interna e, nel medesimo termine, trasmessa al Tavolo tecnico interistituzionale, istituito presso la neo-prevista Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, composto pariteticamente da rappresentanti ministeriali e degli enti locali.
Quest’ultimo, entro i successivi 20 giorni, verificata la compatibilità dei dati in essa rappresentati con quelli all’uopo pervenuti dalla banca dati, di cui all’art. 13 della legge 196/09, avrebbe dovuto inviare un apposito rapporto ai firmatari istituzionali, obbligati a pubblicare il tutto (relazione e rapporto), entro il giorno successivo al ricevimento, sul sito del loro rispettivo ente nonché a ritrasmetterlo, in copia, all’anzidetta Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica (comma 2).
 
La relazione di fine mandato avrebbe dovuto rappresentare (comma 4), nello specifico:

l’organizzazione del sistema dei controlli interni e gli esiti cui il medesimo fosse pervenuto;
gli eventuali rilievi mossi dalla Corte dei Conti nei confronti dell’operato dell’ente;
ogni azione intrapresa per garantire il rispetto dei saldi di finanza pubblica programmati e lo stato del percorso verso i fabbisogni standard;
la corretta situazione finanziaria e patrimoniale, con la evidenziazione delle carenze riscontrate, e delle azioni intraprese per porvi rimedio negli enti controllati, sui quali si esercita un controllo dominante, non in forza di particolari vincoli bensì perché si dispone della maggioranza dei voti ovvero di quelli sufficienti per bene rappresentare la volontà sociale;
le attività intraprese per il contenimento della spesa corrente;
lo stato di convergenza ai fabbisogni standard, corredato degli indicatori quali-quantitativi relativi ai servizi resi, meglio se rapportati alle realtà più rappresentative di prestazioni erogate con il migliore rapporto qualità-costi;
l’esatta determinazione dell’indebitamento consolidato.

 
 
Così invece non sarà, perché un tale importante appuntamento istituzionale è caduto nel vuoto. Pertanto, è venuta meno la ghiotta occasione di sottoporre alla migliore prova elettorale amministrazioni locali e cittadini coinvolti. Tutto questo è accaduto perché gli adempimenti fissati dal d.lgs. 149/11 erano e sono tuttavia condizionati all’adozione di un apposito decreto del Ministro dell’Interno, da assumersi sentita la Conferenza Stato-città, di concerto con quello dell’Economia e Finanze, anche in versione semplificata per i comuni con popolazione inferiore ai cinquemila abitanti.
Ma non solo. A ciò ha, infatti, pure contribuito la mancata convocazione della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, non ancora istituita, presupposto ineludibile per la costituzione del Tavolo tecnico interistituzionale competente ad esaminare le suddette relazioni. Un inadempimento istituzionale che sarebbe, per il vero, stato rimediabile a mente dell’art. 52, comma 5, della legge 196/09, che attribuisce alla Conferenza Unificata di sopperire essa stessa nell’esplicitazione dei compiti assegnatigli, nelle more del perfezionamento della istituzione dell’organismo titolare. 
Quanto al previsto decreto ministeriale, propedeutico al ripetuto adempimento dei sindaci e dei presidenti di provincia impegnati nella prossima tornata di maggio, nulla da fare. Ciò per espressa resa del ministro Anna Maria Cancellieri. Quest’ultima, infatti, ha liquidato la questione nel senso di esonerare gli obbligati, sospendendone l’obbligo di redazione, cui molti di essi sarebbero stati tenuti da qui a poco.
Una tale decisione ha reso felici gli amministratori altrimenti tenuti all’adempimento e ha profondamente deluso i cittadini tenuti ad esprimersi alle prossime elezioni, ma anche tutti coloro che, fiduciosi dell’attuale Governo nell’impegno dichiarato di rendere trasparenti i conti pubblici e di moralizzare la Pa. Insomma tutti sono rimasti sorpresi (e non poco) dall’intervenuto disimpegno ministeriale.
Quanto ai sindaci, molti di questi, soprattutto quelli con la coscienza amministrativa non a posto, ancora brindano allo scampato pericolo, dal momento che andranno esenti dalle valutazioni critiche che sarebbero loro piombate addosso a cura dei candidati avversari e dal verosimile dissenso dei concittadini elettori.
Nessuno di loro, fatta eccezione per il sindaco di un comune del cuneese (Borgo San Dalmazzo), ha ritenuto di redigere volontariamente la relazione per dare modo ad avversari e cittadini elettori di valutare il suo trascorso operato di amministratore pubblico.
 
E dire che sarebbe stato un bel segno di democrazia leale e reale! Neppure il bravo sindaco di Verona, Flavio Tosi, lo ha fatto, nonostante sia stato un rappresentante di primo piano del partito politico che si è eretto a baluardo del federalismo fiscale e, con esso, della verifica democratica della gestione della cosa pubblica.
 
Lo avrebbe potuto fare, in continuità con quanto sostenuto nel tempo. Non è detto che non lo faccia, a seguito dell’odierna sollecitazione.
 

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