Il senso di Roma per la neve

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Sperando che ci si avvii verso il proverbiale disgelo della singolare “era glaciale” vissuta in Italia negli ultimi 10 giorni, si può cogliere l’occasione offerta dalle condizioni atmosferiche per proporre una riflessione.
 
Perché nel nostro paese la polemica e la critica massiva stanno diventando l’unico oggetto del pensiero collettivo? L’ansia del rimprovero, della satira, della selvaggia invettiva ha preso ormai il posto della comunicazione del fatto, della notizia, dell’evento, del concetto, della riflessione.
E’ molto triste constatare che l’ostilità verso il potere,e le istituzioni comincia a tracimare e a inondare qualsiasi cosa, a cominciare dalle informazioni. Non si riesce più a capire cosa succede intorno a noi perché appena succede qualcosa inizia la corsa a chi la dice più grossa e possibilmente più pesante. Commenti che, quanto a banalità, sono spesso prossimi al vecchio adagio romano “E’ tutto un magna magna…”.
 
Un esempio di tutto questo ce lo ha fornito la nevicata romana del 3 febbraio scorso. Prendo il caso della città di Roma non perché sia il più grave o il più importante, al contrario. Molte zone d’Italia hanno subito ben altri disagi. Roma però, come spesso succede, è il luogo che fa più notizia, e così è successo anche questa volta.
 
Lunedì 6 febbraio, a 48 ore dalla fine di una delle più copiose nevicate della storia della nostra città, sono stato costretto a girare Roma in lungo e in largo con la mia macchina. Dopo la nevicata iniziata venerdì alle 11 di mattina, avevo passato il sabato e la domenica in casa, a leggere giornali e social networks su internet.
Arrivato a lunedì mi sono bardato come Totò e Peppino quando approdano a Milano nel famoso film della malafemmina perché ero convinto, leggendo le polemiche del web, che avrei trovato una città ancora nel catastrofico caos più assoluto. Nulla di più falso e di più fuorviante.
Le strade erano completamente sgombre. Molti marciapiedi erano puliti e non ci ho mai messo così poco tempo a girare per la mia amata città, che quel lunedì mattina.
 
E tutte quelle cose che avevo letto su internet? Alemanno che spargeva sale da cucina sulle strade come se lo avessero invitato alla prova del cuoco, dove era finito?
L’informazione era stata completamente obliata, la verità del tutto valicata dall’ansia della stigmatizzazione dell’avversario politico o del potente di turno.
 
Questo può essere non edificante ma almeno comprensibile per quel che riguarda i social networks, che sono la voce dell’opinione pubblica. E’ però del tutto inaccettabile che succeda sui media e sui giornali ufficiali che, lo ricordo non senza polemica, anche in questo periodo di crisi, fruiscono di abbondanti finanziamenti pubblici per la loro pubblicazione.
 
Con questo non voglio o devo difendere Alemanno. Non lavoro per lui, non l’ho votato e non sono un esperto di emergenze e protezione civile. Al contrario aggiungo che sicuramente l’emergenza si poteva affrontare meglio, perché si può sempre fare di più.
Ma siamo sinceri: chi di voi sarebbe d’accordo a pagare più tasse per dotare Roma di attrezzature adeguate all’emergenza neve, quando a Roma nevica una volta ogni quarto di secolo? Chi invece preferirebbe 48 ore di disagi una volta ogni 25 anni, mantenendo le tasse attuali? Ma soprattutto quante polemiche ci sarebbero se un sindaco di Roma, appartenente a qualsiasi schieramento politico, spendesse soldi pubblici per comprare mezzi e attrezzature da usare una volta ogni tre decenni, probabilmente facendole deteriorare e rendendole obsolete ancor prima di usarle una volta? Quanti servizi de Le Iene o di Striscia la Notizia vedremmo in un caso del genere?
 
E’ diventato molto chic terminare qualsiasi commento su tutto ciò che succede in Italia con frasi del tipo “siamo un paese del terzo mondo”, “queste cose succedono solo in Italia” o simili.
La verità è che abbiamo bisogno più che mai di una riappropriazione del pensiero critico. Quel pensiero che ci permetterebbe di analizzare un fatto a prescindere dalla fazione politica alla quale appartiene il suo protagonista. Si potrà prima o poi arrivare ad avere un minimo di solidarietà con i propri concittadini, con chi lavora, con chi, con maggiore o minore efficienza, riesce a dare qualcosa a questa nazione, che sieda in ufficio informazioni, in un supermercato o nei banchi del Parlamento?
 
Riappropriamoci del pensiero critico; se non lo vogliamo fare per puro buonismo facciamolo almeno per dare forza alle nostre critiche negative quando servono. Altrimenti, come succede da un po’ di tempo a questa parte, qualsiasi cosa viene sepolta da un mare magnum omogeneo di veleni con il solo risultato di validare la percezione che se tutto va male, nulla va male perché nulla si nota. Un risultato vantaggioso proprio per coloro che, per imperizia o malafede, lavorano per farci colare a picco (ogni riferimento nautico è puramente casuale).  

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