Il dilemma della BCE

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 La Banca Centrale Europea ha ricevuto dalla Bundesbank un lascito importante: il controllo della liquidità a fini anti-inflazionistici.
La storia del secolo scorso (si pensi all’iperinflazione degli anni ’20) ha infatti impresso nel dna della Germania una forte avversione verso una crescita eccessiva dei prezzi, dove eccessivo assume la concreta dimensione del 2-3%.
Infatti, se si prende la storia dell’inflazione tedesca dal dopoguerra (Fig. 1) si vede che solo 3 episodi hanno allontanato la media dal livello target del 2%, due di origine esterna e uno di origine interna: i due shock petroliferi del 1973 e del 1981 e la riunificazione del 1990.
  
FIG. 1
 
 
 
La BCE ha perseguito attentamente questa politica anti-inflazionistica mantenendo la liquidità (e quindi i tassi nominali e reali) a livelli adeguati (Fig. 2).
Solo tra il 2003 e il 2005, dopo la prolungata crisi dei mercati finanziari, si sono riscontrati in Europa, momenti con tassi reali negativi.
 
 
 
FIG. 2
 
 
 
 
Ben diverso è stato il caso della FED, che nei medesimi anni ha prodotto lunghe e persistenti fasi di tassi reali sotto zero: 2002-2005, 2008, 2010. (Fig. 3)
 
 FIG. 3
 
 
 
Per tutto il 2010 la Banca Centrale Europea ha seguito, si può dire per la prima volta, una decisa politica espansiva, misurata da tassi reali che hanno raggiunto il record in area Emu di -1%.
Nonostante le condizioni produttive non particolarmente brillanti in molti paesi (Germania esclusa), il tasso d’inflazione sta superando il 2% e la BCE si trova di fronte al dilemma: continuare nella politica relativamente espansiva che aiuta la ripresa, l’occupazione e il pagamento degli interessi sugli elevati debiti pubblici o ritornare sulla vecchia strada del controllo monetario in funzione anti-inflazionistica ma anche anti-espansiva?
Volendo fare una previsione: la seconda che hai detto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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