I due marò: un pasticcio inefficiente, tutto italiano, fra pubblico e privato

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I due marò: un pasticcio inefficiente, tutto italiano, fra pubblico e privato

di Vincenzo Visco Comandini

 

L’oceano indiano pullula di pirati, che tentano spesso di assalire i convogli commerciali. E’ un fatto ben noto, a cui tutti gli armatori internazionali pongono rimedio dotando le loro navi  di un apparato di sicurezza privato.

Perché privato? Perché, in caso di conflitto a fuoco, le regole d’ingaggio sono quelle dei privati e dunque la responsabilità giuridica dei comportamenti seguiti, oltre ad essere favorevole alla parte lesa – tipicamente consentire la difesa armata da un rapinatore che ti entra in casa – ricade solo su di essi. E’ una procedura adottata da tutti i convogli commerciali che navigano in acque internazionali, peraltro suggerita se non imposta dai loro governi che non hanno alcuna intenzione di lasciarsi coinvolgere in conflitti di responsabilità con i paesi dove avvengono gli assalti. Soprattutto, come nel caso dell’India, dove il nazionalismo è un tema sempre più utilizzato dai partiti in fase elettorale.

Cosa ha fatto invece il nostro ministro della difesa dell’epoca?  Ha fatto approvare una legge sciagurata che, caso unico nel panorama internazionale, autorizza le forze armate italiane a difendere le navi commerciali italiane, scimmiottando l’epoca delle cannoniere che proteggevano gli interessi della Compagnia delle Indie. Ecco perché l’ONU ha dichiarato che la questione riguarda esclusivamente Italia e India, non la comunità internazionale.

Il risultato è stato che, agli occhi del governo e dell’opinione pubblica indiana, la responsabilità del conflitto a fuoco avvenuto in acque internazionali non è più dell’armatore, ma direttamente del governo italiano in prima persona. E poco conta che al posto di Berlusconi ci sia Letta (e oggi Renzi). Ecco perché ci siamo incastrati in una situazione difficile da risolvere.

C’era veramente necessità di una simile legge, a mio giudizio da cambiare subito affinché episodi simili non si ripetano, che favorisce in modo improprio gli armatori? Questi ultimi sono non solo liberati dalle responsabilità, ma anche dei costi, ingenti, della difesa delle navi, interamente pagati dall’ignaro contribuente italiano, lusingato dal veder garrire le piume sugli elmetti dei poveri soldati chiamati a difendere un interesse tutto privato. Tutto nasce dalla confusione fra funzione pubblica (difesa del paese e dei suoi interessi generali) e funzione privata (protezione alle navi private). Mescolarle, come sovente accade, è  il modo per peggiorare la credibilità e l’immagine del nostro paese.

 

 

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