G2 : un direttorio contro il vecchio continente?

g2bis.jpg

Un nuovo spettro incombe sull’Europa? A leggere parte della stampa, in verità soprattutto quella italiana, si tratterebbe del G2: un accordo bilaterale fra Cina e Stati Uniti per costruire un nuovo direttorio mondiale destinato a marginalizzare definitivamente il vecchio continente.

Basterebbe un po’ di lucidità per rendersi conto che non si tratta di uno spettro molto meno reale del comunismo a suo tempo evocato da Marx. I due paesi sono al cuore degli squilibri che hanno condotto alla crisi attuale. Per uscirne dovranno in primo luogo curare gli squilibri interni che hanno determinato il loro comportamento: eccesso di consumo a debito in America, insufficiente domanda interna in Cina. Entrambi saranno confrontati a scelte politiche che metteranno a dura prova il consenso domestico: in Cina ancor più che negli Stati Uniti. Avranno bisogno di collaborare, ma è illusione credere che possano riuscirci da soli.

Per fare un solo esempio, è realistico pensare che potrebbero raggiungere un accordo monetario senza tenere conto dell’euro? Anche a prescindere dall’Europa, sarebbe come credere che la Russia sia scomparsa e che l’Asia si riduca alla Cina o che comunque la accetti come proprio rappresentante. Oltre all’economia, sulla strada del dialogo cino-americano ci sono difficili problemi politici: i diritti umani, il Pakistan, Taiwan, l’Iran, la Corea del Nord, l’Africa. Nessuno di questi può essere affrontato e risolto sul piano bilaterale. Se si può fare un parallelo, è quello con il rapporto franco-tedesco in Europa: è necessario che s’intendano, ma da soli non vanno da nessuna parte. Il solo G2 concretamente ipotizzabile è in realtà quello che ha agito negli anni passati ed era funzionale al mantenimento nei due paesi di squilibri interni che si sono dimostrati insostenibili.

Le paure europee vanno quindi interpretate principalmente come una sindrome d’impotenza, o peggio come un perverso desiderio di fuggire dalle proprie responsabilità. È invece bene ricordare che la riunione del G20 di Londra è stata un successo per le posizioni europee; con tutte le sue imperfezioni, il nostro sistema economico-sociale, denigrato negli anni passati, sta dimostrando la sua validità. Tutti si aspettano ora che l’Europa assuma un ruolo attivo nella definizione di quelle regole internazionali che ha avuto il merito di porre al centro del dibattito. Non sarà facile convincere paesi refrattari ad accettare regole internazionali vincolanti, se in primo luogo l’Europa non darà l’esempio sul piano interno superando la frammentazione dei suoi sistemi di vigilanza sui mercati finanziari.

La credibilità internazionale dell’Europa richiede soprattutto una riflessione sulla sua rappresentanza. Alla riunione del cosiddetto G20 c’erano, fra rappresentanti dei paesi partecipanti e quelli di organizzazioni internazionali, dieci europei contro due americani e un cinese. Questa situazione è sempre meno tollerata dai nostri partner e indebolisce la posizione europea. Il rafforzamento delle istituzioni internazionali che invochiamo a parole richiederà un riequilibrio del potere al loro interno e la pressione principale si eserciterà sull’eccessivo peso numerico degli europei. Decidere di unificare la rappresentanza almeno per la zona euro, sarebbe un contributo molto importante non solo alla riforma del sistema internazionale, ma anche alla nostra coesione interna. Tra l’altro l’Italia, che si trova in una posizione più vulnerabile di Francia, Germania e Gran Bretagna nell’ambizione di difendere “il proprio posto a tavola”, dovrebbe essere sensibile a questo problema.

Certo, nessuno può sottovalutare le debolezze europee sul piano delle istituzioni, del consenso politico e della solidarietà fra paesi. Tuttavia, siamo proprio sicuri che esse siano così superiori alle manifeste fragilità di altri paesi, in apparenza dotati di sistemi politici unitari e strutturati? Le sfide non si affrontano evocando spettri, ma assumendo concretamente le proprie responsabilità; in questo caso, nella consapevolezza che l’alternativa a un sistema multilaterale funzionante non è il G2, ma lo spettro ben più reale dell’anarchia e del protezionismo.

Top