Falsi crediti in compensazione, bilancio 2012

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Il Rapporto ufficiale di monitoraggio sulle entrate tributarie gennaio-dicembre 2012, pubblicato di recente dal Mef, attesta un peggioramento di 954 milioni del plafond compensazioni Iva. Si tratta di un risultato deludente che deve preoccupare non poco poiché segnala che ancora oggi funzionano male, e dunque andrebbero revisionati, i presìdi  anti-abuso varati un anno fa con decreto legge n. 16, articolo 8, commi 18-21.

 

1.- Non sembra andata a buon fine  la stretta anti-abuso varata  a marzo 2012 con il decreto legge n. 16 per arginare la truffa dei falsi crediti Iva utilizzati (“da ignoti”) per saldare debiti veri, tributari e previdenziali: cosiddetta compensazione “orizzontale” o “esterna”. Che forse dovrebbe meglio chiamarsi compensazione “obliqua”, visto che – stranamente  –  essa consente di saldare debiti pubblici con crediti estranei rispetto alla tipologia del debito estinto, scavalcando il perimetro naturale proprio di qualsiasi compensazione. Che è costituito, per definizione, da due e due soltanto soggetti coinvolti: il debitore e il creditore. L’Italia  è l’unico Paese al mondo che consente invece la procedura illogica della compensazione “a tre”: in contrasto con quanto prescritto dall’articolo 1268 del codice civile, si consente a esempio di saldare un debito Inps con un credito (asseritamente) vantato non verso l’Inps stesso (che di fronte a un falso, si accorgerebbe subito della truffa), ma verso un terzo soggetto estraneo e ignaro, in quanto destinato a rimanere assente nella fase  amministrativa che porta a quietanzare il debito (cioè, un credito Iva, Irpef,  Ires, Irap, Inail, per tributi comunali, eccetera). In tal senso, pertanto, desta sorpresa la misura prevista dall’articolo 9, comma 3 del decreto legge sul pagamento dei debiti della p.a., varato in questi giorni. Una norma che, limitatamente al 2014, ha portato da 500 a 700.000 euro la soglia di ammissibilità del plafond annuo compensabile, senza assumere adeguate cautele anti-abuso.

Ma torniamo alla mini-stretta di cui al decreto legge n. 16 del 2012 (articolo 8, commi da 18 a 21). Dall’operazione lo Stato si aspettava un calo delle truffe, già in via previsionale quantificato sul 2012 per 250 milioni, considerati ex ante “maggior gettito” e dunque utilizzati in anticipo a copertura di nuove spese nel medesimo decreto legge n. 16. A consuntivo, invece, è risultato che lo Stato si è trovato di fronte a un peggioramento complessivamente quantificabile, ai soli fini Iva, in misura di 954 milioni. Questo è quanto si desume dal Rapporto sulle Entrate, mese di dicembre 2012, pubblicato in questi giorni sul web dal Ministero dell’economia e delle finanze (si veda il paragrafo 1.4  rubricato “le poste correttive”). Poi ci sono le imposte dirette. Anche qui le compensazioni 2012 sono cresciute di 375 milioni sull’anno prima. Non è una sorpresa. Ma, soprattutto, non è un buon segnale. In totale,  il buco aggiuntivo 2012  potrebbe essere di oltre 1,5 miliardi. Che si somma, sempre sul fronte falsi crediti in compensazione, alla voragine di ammanchi che – ormai da 15 anni – imbratta annualmente la cassa erariale immettendo nel bilancio pubblico miliardi di falsi crediti su base annua, trattati da sempre alla stregua di normale moneta di conto.

 

2.- Il responso fornito dal Rapporto sulle Entrate 2012, dunque, è sintomo del fatto che il pagamento di tasse e contributi col sistema della compensazione orizzontale imbarca ancora oggi soldi fasulli. Nel 2010, come si diceva sopra, fu trovato  un rimedio (obbligo del visto di conformità) che, pur senza risolvere il problema, ha aiutato non poco in questi ultimi tre anni a circoscrivere gli effetti perversi, che sono strutturali all’insano meccanismo di base, risalente al 1999. Purtroppo, però, con riguardo alla compensazione dei primi 15mila euro su base annua, lo Stato ha deciso fino a oggi di rinunciarvi. Pur se è stata proprio questa procedura a determinare, da un anno all’altro, un crollo del 38% dello stock dei crediti Iva, corrispondente alla quota ufficialmente stimata dei crediti Iva fasulli: con un risparmio boom, per la cassa erariale, pari a 5.774 milioni del solo plafond Iva oltre-soglia, consuntivato per il 2010 rispetto al 2009 (Corte dei Conti e Agenzia Entrate hanno quantificato in 6,6 miliardi, complessivamente, l’ammanco per il solo 2009, senza considerare che questa truffa andava avanti con cifre annue miliardarie e con diffusione crescente a partire dai primi anni 2000).

Il rimedio-bis pensato nel 2012 (decreto legge n. 16, articolo 8, commi 18-21), comunque, si è rivelato insufficiente, visti i saldi complessivi del plafond Iva. Questo è la spia del fatto, anzitutto, che i presìdi anti-abuso allestiti un anno fa per tentare di arginare  una falla conclamata che era (ed è) sotto gli occhi di tutti, stanno funzionando male. Ma tutto questo porta altresì l’attenzione sul rischio di un’ulteriore lacuna di sistema. Che sarebbe la più grave. E cioè sul fatto che manchi  un meccanismo di rilevazione e contabilizzazione in grado di certificare con dati contabili ufficiali, a quanto ammonta, per lo meno a consuntivo, lo stock annuo di crediti risultati falsi e dunque rimasti in sofferenza a titolo definitivo nel bilancio pubblico. Il dubbio è che i soldi fasulli introitati fino a oggi siano ancora confusi e trattati in bilancio alla stregua di soldi veri. La perplessità nasce dal fatto che le previsioni di maggior gettito formulate ex ante sino a oggi (nei numerosi casi di misure anti-abuso varate negli anni passati) sono state fondate sempre su sequenze storiche relative al  pregresso conteggiate in base a stima, e dunque in forza di semplici ipotesi.

 

3.- Intanto non si arresta la serie di notizie relative a  maxi-frodi fiscali – ciascuna per decine e decine di milioni di imposta evasa – che ormai spuntano come funghi e che sono parimenti diffuse da oltre un decennio per via della facilità con cui, sin dal lontano 1999, è stato possibile avvalersi – impunemente (specie sotto il profilo della futura risarcibilità degli ammanchi) – di falsi crediti in compensazione (si veda,  nel corso delle ultime settimane qui, qui, qui, qui e poi, qui  in fine). Inoltre, un gran numero di comunicati web della GdF (www.gdf.gov.it) attestano che nell’ultimo biennio sono stati scovati decine di casi ulteriori di frodi, tutte plurimilionarie, tutte favorite da una normativa che da sempre disciplina, con eccesso di semplificazione, l’istituto della cosiddetta compensazione orizzontale fai-da-te.

 

4.- Forse è giunto il momento, dopo 15 anni di danni erariali subiti sottotraccia per decine e decine di miliardi di euro (non si sa se e in quale misura già ripianati),  di prendere atto dell’evidenza. E quantomeno per l’avvenire porre fine una buona volta a un’emorragia altrimenti inarrestabile. Si può fare con relativa semplicità cancellando quello che si è dimostrato essere il peccato originale alla base di tante storture,  ovvero sopprimendo tout court la facoltà di compensazione orizzontale  inopinatamente consentita contro ogni senso logico dall’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997 (ferma restando, ovviamente, l’ammissibilità della compensazione interna fra debitore e creditore, altrimenti detta “compensazione verticale”).  In sua vece,  sarebbe sufficiente preoccuparsi seriamente di garantire che ciascun ufficio pubblico torni a rispettare, e rigorosamente, i naturali termini per la erogazione dei propri rimborsi, ove dovuti, in materia di Iva, Irpef, Ires, contributi Inps, premi Inail, eccetera.

E i fondi necessari per la liquidazione tempestiva di tali rimborsi, il noto punto dolente in questo comparto, potrebbero venire in dosi cospicue proprio dai miliardi d’ora in poi risparmiati su base annua, in quanto finalmente sottratti ai loschi meccanismi della “compensazione-facile”, da sempre incontrollabilmente posti alla mercé di manipoli di delinquenti, col passare degli anni prolificatisi  a iosa  poiché veramente blindati rispetto ai futuri doveri di restituzione del maltolto, persino in quei pochi casi nei quali essi incappano nella cattiva sorte di venire smascherati al cospetto del giudice penale. Ciò diventa possibile per via dei noti artifici da loro praticati con successo tramite  la collaudata tecnica delle società-schermo costituite a tempo limitato, ovvero nascondendosi, quali soci di fatto, alle spalle di srl provvisorie del tipo “apri e chiudi” (sistemi ancora oggi tollerati e solo in sparuti casi intercettati dal nostro sistema di contrasto, per evidenti limiti di scala).

 

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