Energia: l’autunno delle liberalizzazioni?

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Negli ultimi mesi, complice la crisi economica, sono state predisposte molte norme riguardanti i settori dell’energia. Un elenco esaustivo sarebbe molto lungo da compilare e da esaminare: si va dal rientro nel nucleare alla riforma dell’ENEA,  passando per la delega al governo in ordine alla proroga dei cosiddetti tetti anti-trust in capo all’ENI, in scadenza al 2010, nonché per il varo della borsa del gas.
Alcune di queste norme sono già in vigore, altre in discussione in Parlamento. Il decreto anti-crisi di fine 2008, infatti, è stato convertito con la legge n. 2/09, mentre l’altro importante testo – denominato “Disposizioni per lo sviluppo e l’internalizzazione delle imprese” (A.S. 1195) – è stato approvato una decina di giorni fa dal Senato e si appresta a essere esaminato dalla Camera.
Non è ancora chiaro se e in che misura il testo uscito da Palazzo Madama sarà oggetto di emendamenti. Tuttavia, alcune linee di tendenza, viste anche alla luce della legge n. 2/09, appaiono chiare. E proprio su queste linee mi soffermo brevemente.
La prima linea che sembra delinearsi con chiarezza è il forte disincanto, se non proprio la sfiducia, nei confronti delle liberalizzazioni, almeno se considerate nel loro disegno classico di fine anni ‘90. Questo vale più nei riguardi del settore elettrico che del gas naturale e non solo a causa dell’ormai commentatissimo passaggio dal System Marginal Price al Pay-as-Bid nella borsa dell’energia elettrica. Infatti, il testo di legge approvato dal Senato contiene tutta una serie di norme che concedono – soprattutto ai grandi consumatori industriali – deroghe all’applicazione di regole generali. Si pensi alla riserva di 2000 MW di capacità di interconnessione con l’estero, piuttosto che all’esenzione dal pagamento delle componenti tariffarie per gli interrompibili o, ancora, a quanto statuito per le Reti interne di utenza.
È sempre più evidente che molti importanti portatori di interessi sono delusi dalle performance del mercato liberalizzato e sono disposti praticamente a tutto al fine di ridurre il prezzo dei loro approvvigionamenti. E le norme varate e in via di perfezionamento registrano in modo notarile queste delusioni.
Per evitare di creare equivoci, è opportuno precisare che l’esigenza espressa con forza, ad esempio, da coloro che hanno praticamente imposto il cambio delle regole nella borsa dell’energia elettrica è più che giustificata, almeno per chi scrive, e non è certo nuova. Semmai, quella che appare nuova è l’intenzione di cambiare – o minacciare di farlo – il sistema in un certo qual modo “a prescindere”. Quasi come a dire: per ora cambiamo questa parte del sistema, e in caso di mancata soddisfazione ci riserviamo di cambiare anche ben altro…
L’idea di un mercato organizzato e, di fatto, obbligatorio in cui viene determinato un prezzo in modo trasparente e uguale per tutti – in estrema sintesi e in forma quasi sloganistica, la posizione espressa dall’Autorità per l’energia nel periodo precedente al varo della borsa dell’energia elettrica – appare ormai lontana anni luce dal presente e dal futuro, almeno quello prossimo venturo.
In sé, mi permetto di dire, niente di irrimediabile o di stupefacente, viste le analoghe discussioni e i mutamenti che hanno caratterizzato e caratterizzano i mercati dell’energia negli altri Paesi più avanzati. Il cosiddetto market design, del resto, è proprio chiamato a tradurre in regole gli obiettivi, di varia, natura, che di volta in volta si vuole raggiungere.
Tuttavia, vista la virulenza dell’azione di qualche mese fa, è lecito domandarsi se e dove si arresterà il proliferare di eccezioni che non confermano la regola, nonché se e quando le esigenze a cui ho appena fatto cenno si riterranno soddisfatte.
In quasi tutti i mercati vi sono sensibili discriminazioni di prezzo fra classi di clienti, in gran parte dei casi non determinate da leggi o decreti ma dalla semplice interazione di domanda e offerta. Dunque, la crescente discriminazione a vantaggio degli utenti con maggior potere di mercato non dovrebbe stupire.
Restano però alcuni punti aperti per verificare cosa accadrà davvero nei mercati dell’energia, almeno sotto questo profilo.
Un mercato organizzato dell’energia reso marginale dall’adozione del Pay-as-Bid – questa è una delle conseguenze che dovrebbero scaturire dalle recenti modifiche normative – non favorisce di per sé il grande consumatore industriale. Anzi, Acquirente Unico potrebbe risultare una controparte estremamente competitiva per molti operatori, soprattutto quelli che con il nuovo meccanismo di pricing rischiano di restare fuori dall’ordine di merito. In questo caso, addirittura, il cambiamento “a prescindere” potrebbe rivoltarsi contro i suoi stessi fautori.
Prendendo in esame il documento di legge che verrà esaminato a breve dalla Camera, è anche da valutare cosa potrà fare lo stesso Acquirente Unico nel mercato del gas naturale.
Ma al di là di ciò, la validità della strategia di discriminazione di prezzo sarà testata anche alla luce della capacità del sistema energetico nel suo insieme di offrire un prezzo medio ragionevolmente competitivo. Come noto, l’energia elettrica in Italia costa più cara di quanto accade negli altri Paesi della Unione Europea e in gran parte degli altri Paesi più industrializzati.
Finché non si riuscirà a modificare questa caratteristica del nostro sistema, ogni strategia di discriminazione di prezzo rischia di essere scarsamente sostenibile, in quanto – se non altro per motivi sociali e politici – non è possibile incrementare il prezzo dell’energia oltre a certi livelli per gli utilizzatori con minore potere di mercato.
In questo ambito, le norme varate e in discussione affidano – in gran parte – al nucleare, la capacità di eliminare il gap strutturale dell’Italia.
Oltre a ciò, si presentano norme in tema di snellimento delle procedure autorizzative e di programmazione energetica (queste ultime, sia al fine di redigere piani energetici regionali più omogenei fra loro, sia al fine di meglio coordinare l’azione centrale e locale: si veda, in particolare, l’articolo 27 del testo che sarà discusso alla Camera).
Questa è la seconda linea di tendenza che mi sembra emergere dalle norme: in estrema sintesi, per ridurre il prezzo medio di sistema si farà affidamento al rientro nel nucleare e si proporrà l’ennesimo tentativo di rendere meno lento e più coordinato il processo decisionale e programmatorio di Stato ed Enti locali in tema di energia.
È ben difficile dire come andrà a finire, ovviamente. Sia riguardo al nucleare che all’ennesimo tentativo.
Ad ogni buon conto, vale la pena di osservare che ammesso e non concesso che il nucleare costituisca una carta vincente è solo fra più di un decennio che ne potremo godere i frutti.
La possibilità di rendere più competitivo il nostro sistema passerà, a breve e medio termine, ancora una volta attraverso la modifica del nostro vizio capitale – non solo nei settori dell’energia – consistente nella scarsa o nulla capacità di programmare e coordinare i livelli decisionali, uscendo da logiche locali, per così dire, di brevissimo periodo.
Le modifiche al nostro sistema energetico che consentirebbero di ridurre – magari di poco, ma realmente – il prezzo dell’energia sono tutto sommato note da tempo. Fra le più importanti, riduzione delle congestioni e sbottigliamenti delle reti, da una parte, e più in generale capacità di identificare quali investimenti realizzare – e dove – nel campo delle nuove tecnologie, nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica, dall’altra.
Resterebbero, naturalmente, il problema del potere di mercato sul lato dell’offerta, della fiscalità, ecc. Su questi aspetti i testi di legge non prendono posizione, fatta eccezione per la norma, di indubbio interesse, contenuta all’articolo articolo 3 comma 11, della legge n. 2/09, in tema di unità produttive essenziali per il fabbisogno dei servizi di dispacciamento. Il fine è quello di contenere entro limiti ragionevoli l’esercizio del potere di mercato che alcune unità di produzione hanno nel mercato dei servizi di dispacciamento. Questa norma, non a caso, ha trovato pronta applicazione con la deliberazione ARG/elt 52/09 da parte dell’Autorità per l’energia.
Vedremo come andrà a finire, cioè quale sarà l’effetto di queste norme sul livello degli oneri di dispacciamento.
Vedremo, tornando al tema principale, coma andrà a finire anche sul versante della nostra capacità di programmazione e coordinamento. Su questo aspetto, la mia sensazione è che il problema continui a essere sottostimato, da politica, burocrazia, ma anche dagli stessi portatori di interessi.
In tempi di trasformazione degli obiettivi comunitari in tema di produzione da fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni di CO2 e incremento dell’efficienza energetica – il cosiddetto “20-20-20” – la non programmazione e lo scarso coordinamento rischiano di essere un ulteriore costo di sensibile entità, scaricato nella bolletta energetica di ogni consumatore di energia.
Fra tutti i costi, basti pensare a quello per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti derivanti dagli impegni di Kyoto. Se oggi – e non nel 2012 – si chiudesse il secondo periodo di applicazione del sistema di quote di emissione, infatti, saremmo tenuti a pagare circa 2 miliardi di euro.
Questi 2 miliardi verrebbero pagati a coloro – Stati membri della Unione Europea – che si sono dimostrati più abili nel raggiungere gli obiettivi determinati in sede comunitaria. E, almeno in teoria, questo ingente importo dovrebbe essere pagato da tutti i consumatori. Sotto questo aspetto, si tenga conto che l’entità del costo del mancato raggiungimento degli obiettivi derivanti dal trattato di Kyoto è circa il quadruplo del costo complessivo dell’interrompibilità elettrica.
Che cosa accadrebbe o che cosa accadrà nel momento del pagamento? L’incremento della bolletta elettrica sarebbe, in media di qualche punto percentuale. Orientativamente, un 2 – 3% del prezzo medio. Sarebbe praticabile l’ennesima asimmetria con il pagamento quasi integrale da parte dei consumatori con minore potere di mercato? L’autunno delle liberalizzazioni diverrebbe inoltrato?
 

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