Due idee di Crusoe sulla crisi del debito, l’Europa e l’Italia

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Le misure prese dalle istituzioni europee domenica 9 maggio per contrastare la crisi del debito sovrano della zona euro hanno ricevuto, nel giro di 48 ore, una quantità enorme di commenti. A favore e contro, chi ammonisce sui rischi del passo deciso verso una federazione e un’unione politica e chi sottolinea che le risorse  potrebbero  essere sufficienti solo per 1-2 anni.

Tutto ciò non stupisce, viste sia la loro complessità, sia la loro portata storica. Ha ragione Christine Lagarde, ministro francese dell’economia, quando definisce il piano di sostegno europeo “una svolta storica”.

È una svolta storica perché i paesi aderenti all’Unione monetaria chiariscono al mondo che non si può tornare indietro, agli Stati, alle economie e alle monete nazionali. Dietro l’euro c’è una volontà politica comune per la quale tutti sono pronti a fare i sacrifici che serviranno. “Whatever it takes” ha detto il commissario agli affari economici Olli Rehn.
Insomma i governi della zona euro hanno finalmente messo il denaro dove sta la bocca. Naturalmente al passo in avanti sul piano politico, dovrà seguire un’applicazione coerente con i principi basilari dell’economia, per cui i debiti si ripagano – escludendo appunto un’uscita dall’euro, svalutazione e ripudio parziale o totale – con la crescita, i risparmi e i tagli alla spesa.  
Senza gettare un’altra goccia nel mare magno di commenti, approfittiamo dell’occasione solo per attirare di nuovo l’attenzione su due temi che questo sito ha sollevato in tempi recentissimi e che si rivelano oggi di grande attualità.

Primo tema, il federalismo fiscale europeo, ovvero il bilancio dell’Unione in relazione alle funzioni di governo che l’Unione stessa dovrebbe svolgere – quello che abbiamo definito Federazione leggera. Con il pacchetto di misure prese il 9 maggio, l’Unione si è in pratica dotata di un Fondo Monetario proprio che non a caso agirà di concerto con quello Internazionale, l’FMI. L’ordine di grandezza delle risorse a disposizione, € 500 miliardi, è pari a circa quattro volte il bilancio attuale dell’Unione europea, ovvero il 4% del suo PIL.

Ma se l’Europa crea un “veicolo” pronto all’occorrenza a sborsare somme dell’ordine di diversi punti percentuali di PIL, allora è pronta per un Tesoro europeo. La differenza tra un “veicolo” e un Tesoro è che il primo serve SOLO alla gestione delle crisi. Mentre il secondo serve  soprattutto a fare politica economica, gestione del debito, offerta di beni pubblici (si spera genuinamente europei) e ANCHE redistribuzione in tempi di crisi e non.

Un Tesoro è legato a funzioni di governo. Poiché ce ne sono ormai diverse – quelle elencate in Federazione leggera (parte 2) – che sarebbero molto meglio svolte a livello europeo, per un totale di 3-5% del PIL europeo, è ora che l’Europa punti ad avere un Tesoro – via naturalmente un’Unione politica.

Tornando sul terreno del federalismo fiscale, se un ipotetico Tesoro europeo avesse consentito alla Grecia di sospendere i propri contributi al bilancio comune, immediatamente il deficit greco sarebbe sceso di 3-5 punti percentuali. Fatto subito, nel dicembre scorso, questo sarebbe probabilmente bastato a calmare i mercati. Senza contare, comunque, che se dietro l’unione monetaria ci fosse stata un’unione politica, i mercati non avrebbero nemmeno cominciato ad agitarsi.

Il secondo tema riguarda il rigore di bilancio che ora tutta l’Europa deve al pagatore di ultima istanza, la Germania federale – come ricordavamo qui. Quasi scherzando, questo sito aveva suggerito al nostro ministro dell’economia di annunciare un congelamento della spesa pubblica italiana per i tre anni restanti di questa legislatura.

Ci fa piacere constatare che questa nostra proposta è esattamente quanto deciso dal governo francese giovedì scorso sei maggio.

Se si può fare in Francia…

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