Discontinuità montiane

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La decisione di Mario Monti di includere, nella sua lista alla Camera, esclusivamente homines novi,  che cioè non abbiano in precedenza ricoperto cariche parlamentari, segna di certo una rilevante discontinuità nei criteri di selezione dei candidati da proporre agli elettori.

 

Nell’antica Roma gli homines novi erano quelli che ambivano a cariche consolari non in base al censo ma in base al merito. Non sempre furono degli innovatori, anzi  qualcuno assunse posizioni conservatrici mentre  anche tra gli aristocratici c’erano dei “rivoluzionari”. Dal momento che Monti ha dichiarato più volte che non è un moderato ma un vero progressista (nel senso dell’articolo dell’Economist, da lui citato, vedi qui),  sembra lecito aspettarsi coerenza e quindi candidati  “novi e innovatori” .

 

Ma il progressismo si misura anche sui contenuti e non solo quelli economici. L’Agenda, peraltro, non tocca il tema delle questioni etiche e dei diritti civili (salvo un accenno alle politiche per la famiglia vista come “risorsa fondamentale per la coesione sociale ed economica”). Gian Enrico Rusconi, La Stampa (vedi qui) del 4 gennaio, avanza l’ipotesi, così come  altri commentatori che sottolineano il rischio che si voglia “rifare la DC”,  che  tale esclusione sia dovuta ai legami con una parte cospicua dei suoi sostenitori (leggi il mondo cattolico) che porterebbero Monti a “declassare” la questione dei diritti civili.

 

Lungi da me volere abbracciare posizioni economicistiche ma sento l’odore di un esprit polémique che si nutre di contrapposizioni per la verità un po’ antiche. Piuttosto, come in una famiglia molto indebitata dove si fa fatica ad arrivare a fine mese e si  discute di come rimborsare i debiti e come ottenere il massimo impegno di lavoro da parte di tutti, non è normale che  i discorsi se il figlio si deve sposare piuttosto che  rimanere “coppia di fatto” o sulle terapie da accettare in casi estremi passino un po’ in seconda linea (o siano“declassati”, se si preferisce)? Tanto più se già c’è da litigare su come ripartire l’onere di rimborso del debito (banalizzando, si potrebbe dire  primum vivere deinde philosphari). 

 

A me pare  che questa  mancata (per ora) considerazione sia solo un po’ di sano pragmatismo, per evitare di accendere altri focolai che anche nel recente passato hanno infiammato gli animi (con qualche beneficio per il bene pubblico?).

 

Il che in un paese così ideologizzato pure sui diritti civili è un’altra, positiva, discontinuità del professor Monti.

 

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