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Meno tasse sul reddito

pubblicato il 04/05/2009 in DAL WEB
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L'Ire è sempre più un'imposta sui redditi da lavoro dipendente e da pensione: appena la situazione economica lo consentirà bisognerà rivedere il sistema fiscale italiano». Mauro Maré, docente di Scienza delle finanze all'Università della Tuscia di Viterbo, commenta così le statistiche della Sogei sui redditi del 2006 che hanno confermato come una percentuale minima di italiani denunci un reddito elevato.
Pochi ricchi, e tutti lavoratori dipendenti o pensionati: come è possibile?
È chiaro che una parte dei redditi non finiscono nell'Ire. Perché c'è evasione e soprattutto c'è molta elusione: si sfruttano scorciatoie legali per pagare aliquote più basse. In particolare si utilizzano le società, sia quelle che svolgono un'attività sia quelle di comodo, per "trasferire" elementi di costo che hanno natura personale.
Per esempio?
Viaggi,automobili, barche, immobili, titoli mobiliari: spesso vengono intestati a una società, con la possibilità di dedurre una serie di voci di costo che invece dovrebbero contribuire a determinare la capacità contributiva delle persone.
Ci sono rimedi? Si è già provato di tutto, dalla minimum tax: agli studi di settore.
Si deve correggere la progressività dell'Ire, perché applicare un'aliquota del 43% ai redditi da lavoro dipendente e da pensione non ha molto senso. Si sta facendo in tutto il mondoò. Secondo uno studio recente su 150 Paesi, l'aliquota massima è scesa, in media, dal 62 al 36% e il numero di scaglioni è stato ridotto da 16 a 5. Il peso del fisco va spostato su altre basi imponibili, come il patrimonio o gli spostamenti di ricchezza. Altrimenti bisogna pensare a tassare la spesa, invece del reddito, anche se il passaggio a questo sistema sarebbe complicato.
 

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