Investite sui fondi pensione, riducono i rischi
pubblicato il 26/05/2009 in DAL WEB"Il sistema pensionistico pubblico presenta rischi, soprattutto per i lavoratori di mezz'età: se il Pil non cresce, si riduce il monte salari e si mette quindi a rischio la sua sostenibilità".
Mauro Marè, presidente di Mefop, l'agenzia pubblica per lo sviluppo dei fondi pensione, commenta in maniera preoccupata le elaborazioni della società indipendente di analisi Progetica, sull'impatto della crisi sulle pensioni obbligatorie. E rilancia la necessità di un maggiore sviluppo della previdenza complementare.
"Bisogna anche considerare che, in base alla riforma Dini del 1995, dovranno essere rivisti i coefficienti di trasformazione delle pensioni obbligatorie, e questo determinerà vitalizi più bassi".
La soluzione?
"Allungare l'età pensionabile e sviluppare un pilastro integrativo a capitalizzazione legato ai mercati finanziari, in modo da diversificare iI rischio rispetto a quello obbligatorio, che basa la rivalutazione sull'andamento del Pil: del resto, la forte correlazione che si è verificata nel 2008 è destinata a ridursi".
In che senso?
"La crisi dell'anno scorso è stata d'eccezionale gravità e tutte le grandezze hanno avuto un andamento negativo, sono andati male i mercati finanziari e l'economia reale. Questo fenomeno, però, è stato assolutamente anomalo e non dovrebbe ripetersi. Inoltre non bisogna dimenticarsi degli anni scorsi, in cui i fondi pensione hanno ottenuto rendimenti positivi: del resto, non vi sono molte alternative per evitare un futuro di pensionati poveri".
Perché?
"Le pensioni obbligatorie forniranno iI 50-60% della retribuzione finale: quelle integrative saranno in grado di dare il 15-20% aggiuntivo, in modo da colmare almeno in parte il divario? Sì, lo spero e lo credo ancora".
Per la previdenza complementare esistono problemi di tenuta?
"Assolutamente no, i portafogli sono molto diversificati e prudenziali, tanto è vero che l'anno scorso i fondi pensione hanno perso molto meno rispetto al 40% delle Borse. Certo, alla luce di questa crisi, qualche riflessione sulla gestione finanziaria è doverosa".
Quali modifiche apporterebbe?
"La normativa sugli investimenti dev'essere resa più flessibile e adeguata alla nuova realtà dei mercati finanziari, che offre molti rischi, ma anche altrettante opportunità.
Dev'essere ampliata la gamma degli attivi ammissibili, per esempio fondi di private equity e gestioni assicurative di tipo tradizionale,e bisogna permettere una gestione più sofisticata e non legata esclusivamente al benchmark. Il tutto, sia chiaro, sotto l'attenta vigilanza della Covip".
Alcuni lavoratori che stanno per incassare la pensione integrativa rischiano di subire perdite nel montante finale.
"Per evitare quest'eventualità si può pensare a un fondo di riserva, interno al sistema, costituito con una parte delle plusvalenze acquisite negli anni che hanno offerto rendimenti positivi, in modo da garantire il montante stesso".
Cosa si può fare per promuovere uno sviluppo della previdenza complementare?
"Alla ripresa dei mercati finanziari bisogna condurre una seria campagna informativa mirata soprattutto sulle imprese più piccole, in cui i tassi di adesione sono stati molto bassi. Bisogna realizzare anche misure di compensazione che, sempre per le aziende di minori dimensioni, rendano indifferente il datore di lavoro rispetto alla perdita di disponibilità del trattamento di fine rapporto".
Alcuni hanno proposto di eliminare l'irreversibilità nel conferimento del Tfr alla previdenza complementare...
"Sono favorevole a introdurre anche sotto questo profilo una maggior flessibilità, non certo a permettere di entrare e uscire liberamente. Se però cambiassero le regole del gioco, per esempio con l'introduzione di un vincolo di portafoglio, allora si potrebbe permettere al lavoratore d'interrompere temporaneamente il versamento del Tfr futuro lasciando nel fondo quello già maturato, oppure di modificare l'aliquota di conferimento. Certo, se anche con queste misure il sistema non registrerà uno sviluppo importante, bisognerà pensare a norme più incisive".
Quali?
"Sono sempre stato contrario a soluzioni coercitive, ma se dopo quattro o cinque anni gran parte dei lavoratori resterà fuori dal sistema si dovrà arrivare a una sorta di semi-obbligatorietà, come esiste in altri paesi: se non esprimono una scelta contraria, vengono iscritti al fondo pensione".
Le assicurazioni chiedono la libera portabilità del contributo aziendale. E' d'accordo?
"Sono favorevole a un'effettiva parità, a condizione che vi siano anche la stessa trasparenza e confrontabilità dei costi: dalle indagini effettuate da Covip e Mefop, i costi dei fondi aperti e soprattutto dei Pip risultano più elevati rispetto a quelli dei chiusi. E poi, se si vuole un mercato veramente concorrenziale, perché non liberalizzare l'adesione a quelli aziendali o di categoria?».
I fondi sono molti: non è necessario un accorpamento?
"Assolutamente sì, ma senza misure obbligatorie: la Covip dovrebbe stabilire un tetto ai costi e chi sta sopra, perché è inefficiente o ha dimensioni insufficienti, si dovrebbe accorpare".



