Contrasto all’evasione nonsense, ecco il primo passo della rivoluzione fiscale necessaria

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Non è colpa di nessuno, ma abbiamo costruito un Fisco-monstrum. Che gli evasori li fabbrica piuttosto che contrastarli. Che ogni anno di più assottiglia il gettito. E che ha fatto già molto per stroncare la crescita economica del Paese.

L’errore più grande – complice un approccio moralistico dilagante –  è stato fare della repressione l’unico argine anti-evasione.  E’ come se, per obbligo di legge, anziché correre dietro alla palla e fischiare al momento giusto falli e punizioni,  il direttore di gara (l’Agenzia delle Entrate) si fosse messo ad arbitrare dalla tribuna: mai fischiata una punizione in corso di partita, mai un cartellino giallo.  Solo squalifiche  e penalizzazioni pesantissime, tutte rigorosamente a tavolino e in differita, notificate  ai colpevoli molti anni dopo, con garanzia certa solo di contenziosi senza fine.

Un sistema illogico, inefficace. Che, quando il campo diventa quello fiscale, significa zero controlli sull’oggi (= evadete più che potete, non me ne può fregar di meno), ergo, garanzia di diffusione di massa dell’evasione, e dunque, come reazione sistematica dopo ogni check (ogni Finanziaria), consegna al Fisco di poteri unilaterali “salvifici” sempre più pervasivi.  Ma solo sugli anni passati. Solo per punire. Poteri verso chiunque, onesti compresi. Intrisi di discrezionalità inevitabile e senza capacità tecnica di distinguere davvero, ormai a cose fatte, chi ha evaso e chi no.

Tornando alla metafora del pallone, è come se fosse ormai risaputo che ogni partita finisce in una sagra di falli con risse continue. Per questo la gente ha ragione nel voler punire a tutti i costi i colpevoli.

I colpevoli, appunto. Chi sono i colpevoli?  Dalla tribuna l’arbitro non ha visto, non ha capito, non sa. Farà del suo meglio, userà tutte le cautele possibili (l’arbitro è una figura professionale serissima), ma da tanta distanza come potrà essere certo di non colpire nel mucchio?

E soprattutto, preoccuparsi dei colpevoli, solo dei colpevoli, è l’unico modo per far sì che le prossime partite finiscano ancora in rissa. Tutto ciò è scontato, prevedibile.

Eppure la soluzione sarebbe semplice, anzi banale. Basta comprendere che la punizione saltuaria di un qualche colpevole non è l’unico compito. Se si vuole evitare che ogni partita finisca in rissa, prima di tutto occorre che l’arbitro scenda in campo a fare il suo vero mestiere, che si metta a correre dietro il pallone e a fischiare i falli che vede sotto i suoi occhi.

E’ questa la prima rivoluzione di cui ha bisogno il nostro Fisco-nonsense.

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