Come continuare a vedere nella congiuntura sempre e soltanto nero trasformando le buone notizie in cattive

merlino.jpg

Voi sapete come la vediamo sullo stato dell’economia italiana: dai suoi inizi, Crusoe ha argomentato che nel ciclo non stiamo andando poi così male. Naturalmente non siamo ottimisti fino in fondo. I problemi grossi ci sono e sono almeno dieci, come abbiamo raccontato un po’ di tempo fa. Né ci piace l’ottimismo del fantastico mondo delle “cicale e formiche” raccontato da Marco Fortis la scorsa settimana sul Il Sole 24 ORE. Siamo insomma per un giudizio, come dire, di middle course.
Per questo siamo anche lontani dal pessimismo cosmico. Che può fare brutti scherzi.
Lunedì 9 novembre, è apparso su La Voce il post di Francesco Giavazzi dal titolo Le cattive notizie nei dati OCSE. Siamo andati a vedere i Composite Leading Indicators (CLIs), OECD, November 2009 cui faceva riferimento Giavazzi, ma abbiamo trovato numeri molto diversi da quelli che compaiono nel post.
Utilizzando lo spazio dei Commenti su La Voce, Marco De Andreis ha chiesto chiarimenti all’autore il 12 novembre. Non è arrivata fino ad ora nessuna risposta.
Notiamo che a La Voce questi CLI proprio non vanno giù: lo scorso settembre, quando l’indicatore per l’Italia andava nella stessa promettente direzione, aveva preso le distanze con questo post. Ma lì le ragioni della cautela erano diverse: non piaceva troppo agli autori come era costruito il CLI italiano e poi, anche giustamente, sottolineavano il peso importante nell’indicatore dell’elemento soggettivo, delle aspettative degli operatori.
Giavazzi ha cambiato prospettiva: stavolta tocca fare attenzione all’output gap, cosa peraltro sollecitata dalla stessa OCSE nelle righe iniziali del suo comunicato stampa. Ma qui non si tratta più solo di cautele e attenzione: ora una buona notizia per l’economia italiana diventa addirittura il contrario, una cattiva – come proclama il titolo stesso del post di Giavazzi.
Notiamo in conclusione che, visto che i CLI servono a predire i punti di svolta del ciclo economico, è utile documentare il loro record storico. Ci sono dati al riguardo? Ci prendono o no?
La risposta sembrerebbe essere affermativa, sì, ci prendono e da diversi decenni, come spiega l’OCSE stessa in CLIs: Historical Data and Methodological Information – Updated: November 2009. Il buon risultato della crescita del PIL italiano nel terzo trimestre 2009, potrebbe essere una prima conferma della tendenza individuata dal nostro CLI? Crusoe starà a vedere, con quel moderato ottimismo che lo caratterizza.

Top