Ci libereremo del voyeurismo retributivo?

spione.jpg

Il voyeurismo retributivo sui dirigenti pubblici e sui ministri che ha colpito molti italiani non basta condannarlo. Da dove viene? Che succede nella mente e nel cuore di quei migliaia che hanno intasato il sito della presidenza del Consiglio? Provo ad elencare alcune possibili interpretazioni.

Un paese troppo pudico. Per troppo tempo le questioni retributive dei politici e degli alti funzionari pubblici sono state avvolte nella riservatezza, nel silenzio, nell’omertà: non siamo culturalmente un paese trasparente. E quando improvvisamente il re si spoglia, la morbosità è inevitabile. Sottoposti ad una cura choc gli italiani si sono inebriati: l’onanismo è la liberazione da una fame lungamente repressa.

Un paese dove la disuguaglianza di redditi e di privilegi è aumentata. Lo dicono le statistiche (vedi qui): non solo in Italia, certo, ma in Europa siamo tra i più diseguali. E la disuguaglianza aumenta l’invidia. Diciamo che se sono in molti a far fatica ad arrivare alla terza settimana e i servizi pubblici sono scadenti, retribuzioni a sei zeri fanno girare le scatole.

Un paese schizofrenico. Una larga fetta del paese è probabilmente ancora fortemente intrisa di egualitarismo e allora il voyeurismo può essere il segno della difficoltà a fare i conti con la realtà.

Un paese dove la Pubblica Amministrazione è luogo di privilegi… Da noi i grand commis guadagnano più che altrove, soprattutto se ti tiene conto del reddito  medio procapite del paese. Per la verità pochi sono i confronti ma quelli possibili (ad esempio vedi qui)  vedono gli Italiani nelle prime posizioni. E poi le rendite non legate alla retribuzione (case, influenza etc.) sono notevoli: un classico caso di paese poco avanzato culturalmente dove il funzionariato pubblico è una sorta di mandarinato. Quindi c’è curiosità sull’entità dei privilegi e implicita condanna morale secondo una concezione un po’ antiquata che vede nello spirito da civil servant la motivazione principale del funzionariato pubblico mentre, com’è ovvio che sia, questa laddove c’è, non è l’unica e identica per tutti.

….e di differenze. Nella PA la maggioranza dei dipendenti guadagna stipendi bassi (anche se ovviamente bisognerebbe tener conto della produttività…) e una differenza di stipendio di 10 o 15 volte si accetta di meno nella PA che nel settore privato (sempre per il retaggio culturale del missionario, del civil servant).

Detto questo l’operazione del governo, come tutte quelle che aiutano a liberare dalle ipocrisie, dalle omertà, dai moralismi, mi sembra grandemente meritoria. Fa aumentare la consapevolezza che, se Dio vuole, non siamo tutti uguali. Certo, da un governo liberale, ci vorrebbe anche qualche buona misura per promuovere la famosa uguaglianza dei punti di partenza…. e qualche buona misura di divieto del cumulo di cariche nella PA (così come il governo le ha meritoriamente introdotte nei consigli delle banche e delle assicurazioni). In questo caso chi scrive materialmente la norma (quelli che Galli della Loggia ha chiamato il “governo ombra”, vedi qui) potrebbe essere colpito dalla norma stessa. Quindi se la vedremo  non è detto che sarà particolarmente incisiva.

Top