Il fallimento politico, una giusta sanzione per l’esordio del federalismo fiscale

di ETTORE JORIO - pubblicato il 13/06/2011 in BAROMETRO SUL FEDERALISMO
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Le sanzioni da applicare nei confronti dei Presidenti delle regioni e province, dei sindaci e dei manager della salute - rispettivamente di non candidabilità, ineleggibilità e non nominabilità -, che si renderanno protagonisti del cattivo governo della spesa, costituiranno la vera bestia nera del federalismo fiscale. La disciplina attuativa nei cui confronti dovranno misurarsi in questi giorni l’Esecutivo, la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale (art. 3, legge 42/09), i governatori e gli amministratori locali. Al riguardo, la Conferenza Unificata ha formalizzato il proprio dissenso sul testo governativo, adducendo eccezioni di incostituzionalità, esprimendosi negativamente nella parte in cui si estendono le sanzioni a carico degli omologhi attori statali, siano essi politici che dirigenti.


Di conseguenza, il Governo - riconoscendo la “disattenzione” discriminante - ha proposto l’estensione delle sanzioni anche a carico dei responsabili dell’amministrazione centrale. Questa opzione, utile a rimuovere inconcepibili disparità di trattamento sanzionatorio in presenza di analoghe responsabilità, potrebbe essere la soluzione ai grandi mali della sanità. Soprattutto al mancato controllo della sua spesa, in parte addebitabile agli inadempimenti ministeriali, corresponsabili - quantomeno per
culpa in vigilando - della crescita esponenziale del debito miliardario consolidato. Una responsabilità d’annata, attesa la trascuratezza costantemente assicurata dagli organismi centrali nelle procedure di controllo nei confronti della crescita esponenziale del debito consolidato delle regioni. Un debito, questo, venuto fuori solo perché queste ultime sono state costrette ad autodenunciare il loro disastro, accumulato in tanti anni di mala gestio, a causa dei creditori reclamanti e dell’impossibilità a “truccare” le carte oltre ogni limite.


Un dovere ineludibile, quindi, quello di estendere ai maggiorenti centrali le previsioni sanzionatorie, per il buon esordio del federalismo fiscale.

 

In quest’ottica, il provvedimento - attualmente all’esame parlamentare con le anzidette integrazioni che estenderebbero le sanzioni a carico dei capi dei dicasteri e dei dirigenti ministeriali - potrebbe conseguire la condivisione generale. Prima fra tutte quella della collettività, quale elettorato attivo. In quanto tale, costretto a diventare sempre più consapevole e responsabile, pena la sua chiamata a corrispondere fiscalmente la copertura di ogni sforamento della spesa, per mera culpa in eligendo.

 

Dunque, una ipotesi legislativa che sembra rappresentare la realizzazione delle aspettative di entrambi i giocatori della stessa partita. La politica, che esige nelle sua interezza una più corretta gestione della spesa pubblica, anche al fine di rendersi adempiente nei confronti delle istanze comunitarie in tema di contenimento del debito pubblico. I cittadini, che pretendono l’esigibilità dei loro diritti di cittadinanza, a tutt’oggi compromessi, e l’esonero da ulteriori aggravi fiscali, spesso indebitamente imposti.

 

Il cosiddetto “fallimento politico”, cui consegue la non ricandidabilità/ineleggibilità/non nominabilità per un decennio, rispettivamente per governatori, presidenti delle province/sindaci e manager della salute, dovrebbe mettere d’accordo tutti. Anche i Presidenti delle regioni a statuto ordinario e delle province autonome, ai quali è certamente noto che i principi e i criteri sanzionatori, proposti dal legislatore nazionale nei confronti di tutti i loro omologhi che dovessero rendersi inadempienti, dovranno essere fatti propri nei loro statuti. Ciò in armonia con l’autonomia legislativa delle regioni.

 

Quanto all’inventario di fine legislatura (per i governatori) e di fine mandato (per i sindaci e i presidenti delle province), insediato nel progetto legislativo, costituisce uno strumento di civiltà e di trasparenza, proprio perché impone agli stessi di documentare ai cittadini il loro operato prima delle elezioni. Un evento, questo, funzionale ad attestare la capacità ad amministrare e l’idoneità manageriale dell’eventuale (ri)candidato. In quanto tale, indispensabile a rendere il voto più responsabile e consapevole.

 

Il tutto diventa utile a traguardare la più generale condivisione, che vada oltre le maggioranze solite.

 

L’unico modo per far sì che una somma di “leggi” possa trasformarsi in una riforma reale, oramai indispensabile per il Paese (Napolitano, docet).

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