Autonomi, “furbi” o “sciocchi”? I segreti della compliance nella fiscalità di massa

agenzia-entrate.jpg

Avevano nove possibilità su dieci di farla franca (nonostante la presentazione di un modello Unico “non  congruo” agli studi di settore). E inoltre, pure a essere sfortunati, e rientrare nell’otto per cento dei futuri pizzicati, avevano altresì la prospettiva di potersi sfilare da possibili conseguenze pregiudizievoli, subito dopo aver avuto la certezza, fra qualche anno, di essere stati individuati.
 
E quindi in questo momento (solo in questo momento) scegliere se: a) contestare in toto l’addebito, b) provare a farselo ridurre in contraddittorio, c) definire in anticipo il tutto pagando, subito dopo l’invito, quanto richiesto dalle Entrate. Con un esborso, in quest’ultimo caso, uguale a quello che si sarebbe dovuto versare inizialmente in dichiarazione  (3.700 euro),  maggiorato  di 200 euro circa, oltre gli interessi frattanto maturati sulle imposte  (vedi Tabella 1 in pdf, prelevabile qui in calce).

E invece – stiamo parlando precisamente del periodo d’imposta 2009 – sono state centinaia di migliaia  (426mila, per la precisione) le partite Iva che nell’estate 2010 hanno pagato in anticipo, ciascuno i 3.700 euro (in media), a margine del modello Unico 2010 ed a titolo di adeguamento spontaneo in dichiarazione. Tutti nella consapevolezza che tale esborso non li schermava neppure, se non in maniera esigua, da futuri controlli di altro tipo, controlli a tutto campo ugualmente possibili da parte di agenzia Entrate, nonostante la ostentata congruità riacciuffata in extremis nel modello Unico.

È successo, in altre parole, che pur di non chiudere con una dichiarazione “in difetto” sotto gli occhi del Fisco, oltre quattrocentomila partite Iva non hanno esitato a mettere mani al portafoglio. E hanno ignorato la convenienza schiacciante che viceversa ciascuno di loro aveva nel rinviare, quantomeno, il pagamento. La stessa cosa, in dosi variabili, succede da sempre, come confermano  i dati resi noti dalla Corte dei Conti (vedasi Tabella 2). Un tema, quello degli studi di settore, singolarmente ignorato – ed  in toto – dal Rapporto finale del Gruppo di lavoro “Economia non osservata e flussi finanziari” (cosiddetto “Rapporto Giovannini” qui), dato che il rapporto stesso non ha evidenziato un solo numero (neppure quelli già di dominio pubblico) in merito alle dinamiche di compliance registrate nel corso di oltre 12 anni di applicazione degli studi di settore.

È tuttavia il nostro sistema di definizione premiale degli addebiti che é singolare. E che funziona lanciando ponti d’oro (=sconti fortissimi sulle sanzioni) verso chiunque “si pente”, anche tardivamente, purchè si dimostri disposto a pagare subito. È per questo che nell’estate 2010 (ma il ragionamento può estendersi a tutti gli anni) il sistema prometteva in anticipo, fra l’altro, come alternativa al percorso naturale dell’adeguamento in dichiarazione, una riduzione della sanzione a 1/8 del minimo, verso chiunque, una volta eventualmente ricevuto il futuro invito al contraddittorio, avesse preferito saldare il conto subito dopo, piuttosto che sottomettersi alla prospettiva – giunti a questo punto divenuta concreta –  di un accertamento oramai pieno di rischi (a decorrere dagli atti emessi dal 1 febbraio 2011 lo “sconto” sulla sanzione ė stato ridotto a 1/6).

D’altro canto, non si può pensare che per l’anno 2009 il popolo delle partite Iva ignorasse che, grosso modo, da sempre ciascuno ha all’incirca 9 possibilità su dieci di sfuggire per sempre alle maglie di questo tipo di accertamento “automatico”  in base a Gerico (nonostante, e ripetiamo, la presentazione di un modello Unico “non congruo”). L’agenzia delle Entrate non ne ha mai fatto mistero e la stampa specializzata non si è mai sottratta, ad evidenziarne i meccanismi di convenienza (senza mai strombazzarne gli esiti, in verità).
L’8 giugno 2009, a esempio, a pagina 33 de “Il Sole 24 Ore” si legge, a proposito dei casi di  non congruità in dichiarazione, che “le possibilità di doversi sedere davanti al funzionario delle Entrate restano pari a poco più del 5%, visto che mediamente i soggetti non congrui si attestano sui 900mila e quelli sottoposti a controllo non vanno oltre i 60mila.  … anche se l’imprenditore in carenza di liquidità dovesse rientrare in quel 5% potrà sempre contare su una riduzione dell’imponibile con le sanzioni ridotte a un quarto del minimo. Mentre se accetta l’importo integrale dell’invito le sanzioni si riducono a un ottavo”.

Ciononostante, tuttavia, gli esiti dell’adeguamento spontaneo in dichiarazione consentono di stimare concretamente che per il 2009 sono entrate nelle casse erariali, su iniziativa spontanea dell’autonomo, circa 1,5 miliardi di euro (si veda la Tabella 2). Che vuol dire questo fatto? Come è possibile che – in massa – una categoria di contribuenti additati dall’opinione pubblica come disonesti, furbi-evasori, eccetera (“pronti a tutto”, pur di evadere) si sono rivelati al contrario, nei fatti (per centinaia di migliaia), ingenui o, se si vuole, “sciocchi”, fino a questo punto?

Le risposte, ovviamente, possono essere molte. Io ritengo che questo dato dimostri inconfutabilmente quanto sia sconosciuto il profilo di contribuente autonomo (impresa o professionista) prefigurato nell’immaginario collettivo (e, ciò che più conta, prefigurato da parte del legislatore fiscale). E, più precisamente, quanto tale identikit sia profondamente divergente e opposto rispetto a quello reale. Contrariamente alle convinzioni diffuse, infatti, da ultimo sensibilmente fuorviate dall’accecamento moralistico rilanciato ormai quotidianamente sul piano mediatico, io ritengo connaturale al popolo delle partite Iva una potente propensione alla compliance spontanea.
Purché, beninteso, la si sappia individuare e, conseguentemente, la si sappia riconoscere e traghettare verso l’adempimento spontaneo, sulla base di  meccanismi applicativi di sistema meno grossolani (e meno contraddittori) rispetto a quelli oggi vigenti. Meccanismi che siano capaci viceversa di soddisfare al tempo stesso sia le esigenze di rispetto sostanziale delle normativa fiscale, sia di salvaguardia per il singolo di una fiscalità riguardosa, non invasiva e, sopratutto, non aprioristicamente (e sbrigativamente) punitiva, solo per scelta pregiudiziale di campo.

Top