Another brick [out of] the wall

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Un altro mattone si è staccato dal muro del mercato interno –  considerato da sempre il nucleo duro dell’Unione Europea. Le modalità con cui il Governo tedesco sta salvando la Opel – quale che sia alla fine il partner industriale, Magna o Fiat – ripropongono con forza la questione degli aiuti di stato come una forma di protezionismo in grado di arrecare immensi danni al futuro dell’Unione Europea.

La ragione è semplice. Chiunque si troverà a gestire GM Europe con i soldi del governo tedesco, dovendo decidere quali fabbriche chiudere, sceglierà quelle in Germania, oppure quelle in Belgio e Gran Bretagna? Se scegliesse le seconde, “allora l’Europa brucerebbe”, ha dichiarato al NYT, Rudi Kennes, il capo dei sindacati all’impianto GM di Anversa.
Forse non brucerebbe, ma certo sarebbe in grande pericolo.
Tutto ciò sta avvenendo con la compiacenza dei singoli stati membri, che non si rendono conto che il risultato finale sarà nettamente subottimale e in grado di produrre danni notevoli alle economie nazionali. Ma i governi nazionali hanno almeno la scusa di doversi giustificare di fronte ai contribuenti, dai quali provengono le risorse per i salvataggi industriali.
La cosa grave è che la spirale perversa degli aiuti di stato stia prendendo piede senza che si levi forte la voce della Commissione, vero guardiano del bene pubblico europeo. È questo il prezzo per la riconferma di Josè Manuel Barroso alla presidenza del collegio?
Questo sito aveva già toccato le questioni essenziali e gli aspetti cruciali della vicenda (FIAT bumpy road  e  Ancora sulla vicenda FIAT). Le stesse preoccupazioni erano al centro di una proposta avanzata da Giuliano Amato ed Emma Bonino, che avevano auspicato un ruolo diverso della Commissione in questa vicenda e più in generale come guardiano del mercato unico.
Ma come si era avvertito e facilmente predetto, una volta che si apre una breccia, piano piano il muro viene giù, mattone dopo mattone.
Ripetiamolo, allora: il salvataggio della Opel operato dal governo tedesco è un’attentato ai principi del mercato unico e della concorrenza. Sì certo, tra qualche mese vi saranno le elezioni in Germania e Berlino non pensa europeo ma agisce sulla base degli interessi nazionali di cortissimo raggio.
Ma – e basta alzare appena appena lo sguardo – l’interesse nazionale tedesco è ben servito da  operazioni di salvataggio industriale che allarmano tutti gli altri Stati membri e sfasciano l’Europa? Questa è la domanda da farsi secondo noi. Ed è sconcertante che nessuno, particolarmente in un’Italia accecata dall’abilità di Sergio Marchionne e dal tifo quasi da stadio per la Fiat, se la stia ponendo. L’intera questione è stata poi del tutto assente dal dibattito sulle elezioni europee che si sono appena svolte.
Al solito, per trovare un riflesso, almeno, di certe preoccupazioni bisogna ricorrere alle fonti non-italiane. Così Wolfgang Munchau sul FT del 31 maggio scorso:
“The single market is still there, on paper, but it is being undermined in reality. Why does it matter? The reason is that the single market is far from complete, and thus not nearly as robust as it should be. […] Europe’s single market is a work in progress. It comes with a legal and institutional process to extend and deepen it. The failure to extend the single market to services should have served as a warning sign of the changing political climate. After applying the brakes, governments have gone into reverse gear. They have undermined the single market bidding rules for public procurement contracts. They have undermined the single market for financial services, and now they are undermining the single market for cars. This will not be the end of the process. European law provides some safeguards, but the single market’s success depends a great deal on goodwill from member states. If governments are determined to undermine the single market, while technically remaining within some more or less plausible interpretation of the law, they will eventually succeed. The consequences would be that the single market would turn into an empty shell”.
Il mercato unico è decisivo per il futuro dell’Unione Europea. Non si tratta solo di tutela della concorrenza, ma della stessa esistenza dell’Europa politica. Infatti, se si ripercorrono gli ingredienti e le fasi della costruzione europea, la moneta unica è apparsa necessaria proprio per garantire un buon funzionamento del mercato unico europeo, l’euro è stato lo sviluppo logico, ovvio e necessario, per assicurare e stabilizzare il mercato unico.
Che succede se salta il mercato unico? Quali gli effetti sulla moneta unica, visto che un mercato unificato era la ragione vera della sua creazione? Non vogliamo essere pessimisti, speriamo che alla fine la ragione prevalga. Però se salta, mattone dopo mattone, uno dei principali risultati concreti del cammino europeo, allora si deve temere il peggio; non solo per l’economia europea, ma per la stessa stabilità politica e democratica del vecchio continente.
 

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