Ancora Santoro, stavolta on line

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Santoro annuncia il suo ritorno, ma solo sul web. 
La formula l’ha spiegata lui stesso: un’associazione chiamata Servizio pubblico (un nome a caso…) “Se voi ci darete 10 euro Servizio pubblico, con l’aiuto di imprenditori come Sandro Parenzo, Etabeta e con l’aiuto del Fatto Quotidiano che ha aperto la strada dell’indipendenza, manderà in onda ‘Comizi d’amore’, che saranno la protesta che la società italiana può rappresentare per indicare una strada alternativa. Sarà una grande manifestazione televisiva, basterà mettersi davanti allo schermo. Se riusciremo a far vivere sul digitale e sui canali Sky che ospiteranno la trasmissione questo progetto e se milioni di persone saranno lì, allora noi ci saremo avvicinati alla possibilità di trasformare la televisione italiana”. 
 
Il già giornalista Rai, già parlamentare europeo e prode alfiere dell’antiberlusconismo, secondo un umilissimo operaio della rete quale mi considero, avrà qualche difficoltà ad affermare questo progetto sul web. 
Ne spiego i motivi. 
 
Il web, al contrario della stampa e della tv, media tradizionali con i quali Santoro è abituato a confrontarsi, ha delle sue regole, spietate. Una ricerca di ‘Experian Hitwise’ mostra che solo un ventesimo del tempo passato in internet dagli internauti britannici viene dedicata all’ informazione giornalistica. Ciò significa che i social network stanno uccidendo l’editoria on line? Non so. Forse significa solo che i lettori, per tenersi informati, usano i social rielaborando e condividendo le notizie. L’unico modo quindi per far diffondere una notizia sul web è renderla davvero appetibile attraverso la reale utilità del contenuto per chi ne fruisce. Impossibile imporla con la “forza” dell’editore o dell’anchorman di turno; non basta un budget per finanziare uno show,  non basta un programma di approfondimento ricco e ben curato e soprattutto ben schierato. Una trasmissione video, che dura molti minuti, difficilmente decido di seguirla su internet, in diretta, se è più vicina a un intrattenimento che a un servizio d’informazione puntuale. Molto spesso su internet digito quello che mi serve sui motori di ricerca approdando sul sito che mi risolve quel dubbio o quel problema. Una trasmissione che potremmo definire di “intrattenimento giornalistico” (con buona pace del blasonato conduttore) non mi risolve nessuna esigenza specifica e sono più portato a seguirne una simile in Tv, magari comodamente adagiato su una soffice polrona. .  
 
 
Forse Santoro sarà aiutato da Sky o dal digitale terrestre o dalle Tv locali (in quel caso però non si tratterà più solo di web), forse dalla popolarità molto diffusa del suo personaggio e dal budget elevato della produzione. Anche la professionalità dello stesso Santoro sarà un punto a favore. Sono tutti elementi che aiuteranno senza dubbio all’inizio la diffusione del programma (come è successo per le trasmissioni one shot già sperimentate in passato da lui stesso). Anche il mondo del giornalismo, che per i primi tempi non farà altro che parlare dell’evento “Santoro autoprodotto sul web” farà sicuramente la sua parte. Ma, se l’anchorman proporrà, come ci ha abituato da molti anni, una trasmissione di opinione, con pochi dati ed elementi utili ai fruitori  e con il filo conduttore antiberlusconiano come unica vera proposta giornalistica, non avrà la forza di reggere nel tempo sulla rete. 
 
Così parlò Zaratustra, direte voi. E in effetti ammetto che le parole suonano un po’ profetiche. Posso solo dire che sono il prodotto di una mia osservazione dall’esterno delle scelte di un professionista come Santoro che ben incarna una delle tante caste presenti nel nostro Paese, quella dei giornalisti, privilegiata e salvaguardata da finanziamenti di Stato e da contratti milionari stipulati spesso con il servizio pubblico (quello vero); una casta che mal comprende le regole dei nuovi media, considerati una sorta  di El Dorado all’interno del quale basta entrare, con costi infinitesimali rispetto ai media tradizionali, e il gioco è fatto. In verità internet ha leggi molto più severe della tv e Michele potrebbe accorgesene presto . 

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