An open letter to EU leaders

london-tn.jpg

A major economic crisis should bring out the best in Europe. The weak should be sheltered by the strong, who in turn should lead the way to a common strategy. But so far Europe is not rising to the occasion by using the crisis to push for common solutions to global problems. Instead, as we approach the G20 summit, the divisions caused by a worsening financial situation are threatening to undermine each of the three big European projects of the last 50 years.

Since 1945, Europe has enjoyed peace and prosperity as never before. The central reason was the creation of Europe’s internal market which has locked the economies of different member states together in a legal community that enjoys the free movement of people, capital, goods and services. But if national financial armouries are deployed to boost national industries, with exclusive regard to narrow national economic interests, then the rules of fair competition and the internal market they support will be undermined.

The unfolding financial crisis has convincingly demonstrated the strengths of Europe’s second big project, the creation of a common currency. Without it, some members of the Eurozone might have found themselves in far greater difficulty. However, the euro project is revealed as incomplete; it has a central bank but it does not have a central treasury and the supervision of the banking system is left to national authorities. A lack of solidarity inside the Eurozone, or even with new members of Europe’s unified market could become a hazard for the Eurozone.

The third project under pressure is the consolidation of the EU’s historic enlargement to the East. The economic vitality of the new member states has benefited the whole Union in recent years. But now the protectionist statements of some EU leaders, and the unwillingness of some member states to offer financial assistance to Europe’s most vulnerable economies, has led some to talk about some old member states wanting to “undo the enlargement”. A new tide of populism and nationalism threatens to undermine the EU’s core principles of solidarity, tolerance and commitment to open society.

As we look forward to the G20 summit on 2 April, Europe is in a critical position. Its member states are too integrated to be able to develop purely national responses, but too divided to decide on a common way forward.

It is vital for Europe’s leaders to show the vision and leadership to develop a co-ordinated position. It is a time for creative institutional responses at a European level on regulation, on the EU budget, and to encourage temporary and targeted stimuli, for example through a ‘Green new Deal’. Leaders should also consider setting up EU Commission-led task-forces to secure and strengthen the single market. They should consider creative ways of underpinning the euro such as Euro-bonds or an EU version of the IMF. Western European leaders must go out of their way to show solidarity with their Eastern counter-parts – including special measures for those struggling to join the Eurozone – rather than the “each for himself” attitude they currently convey. And all well-off countries should explore ways to assist the less developed world against a financial calamity that is not of their own making. We endorse the idea of the IMF issuing Special Drawing Rights (SDRs) with the rich countries lending their allocations to the poorer ones.

The G20 is widely seen as a harbinger of the new global political order. European leaders must show that Europe can contribute in a meaningful way to solving new international problems, rather than parading their internal divisions to the rest of the world. The EU began its life as an economic project designed to achieve political goals. But, as the economic crisis continues, only bold political action at a European level will save the European economy and the European project as a whole.

Lettera aperta ai leader dell’Unione Europea

In una crisi economica di questa portata l’Europa dovrebbe dare il meglio di sé. I deboli dovrebbero essere protetti dai forti. I forti, a loro volta, dovrebbero indicare la strada di una strategia europea comune. Fino a ora, però, l’Europa non è stata all’altezza dell’occasione: non ha ancora usato questa crisi per promuovere soluzioni comuni ai problemi globali. Al contrario, all’avvicinarsi del G-20, le divergenze acuitesi col peggioramento della situazione finanziaria, rischiano di minare ciascuno dei tre grandi progetti europei degli ultimi 50 anni.

Sin dalla fine della seconda guerra mondiale, l’Europa ha goduto di pace e prosperità come mai prima. Ciò si deve soprattutto alla creazione del mercato interno europeo, che ha integrato le economie dei differenti stati membri in una comunità basata sulla libertà di movimento di persone, capitali, beni e servizi. Ma le regole di concorrenza che tengono insieme il mercato interno rischiano di venir travolte da aiuti di stato varati con esclusiva attenzione all’interesse economico nazionale di più corto respiro.
La crisi finanziaria ha messo chiaramente in luce le virtù del secondo grande progetto europeo, la creazione di una moneta comune. Senza la quale alcuni stati membri della zona euro avrebbero potuto trovarsi in difficoltà molto maggiori. Ma è anche emerso quanto il progetto dell’euro sia ancora incompiuto: ha una banca centrale, ma non ha un Tesoro centrale e la supervisione del sistema bancario è lasciata alle autorità nazionali. La mancanza di solidarietà all’interno dell’eurozona, o con i nuovi stati membri del mercato interno, potrebbe tradursi in un rischio per l’eurozona stessa.

Il terzo progetto sotto pressione è il consolidamento dello storico allargamento dell’UE verso l’Est. La vitalità economica dei nuovi stati membri ha avvantaggiato tutta l’Unione negli ultimi anni. Ma le dichiarazioni protezionistiche di qualche leader europeo e la riluttanza di qualche stato membro a offrire assistenza finanziaria alle economie più vulnerabili hanno spinto alcuni a vedere in certi vecchi stati membri l’intenzione di “disfare l’allargamento.” Una nuova ondata di populismo e nazionalismo rischia di minare i principi fondamentali dell’Unione europea, basati sulla solidarietà, la tolleranza e l’impegno per una società aperta.

In vista del prossimo vertice del G-20 il 2 Aprile 2009, l’Europa si trova in una posizione difficile. I suoi stati membri sono troppi integrati per poter sviluppare risposte puramente nazionali, ma troppi divisi per puntare su un obiettivo comune.
Mostrare visione e leadership per definire una posizione coordinata è di vitale importanza per i leader europei. È il momento di risposte istituzionali creative a livello europeo sulla regolamentazione e sul bilancio. È il momento di stimolare l’economia in modo selettivo e temporaneo, ad esempio attraverso un New Deal ambientale. I leader europei dovrebbero prendere in considerazione la creazione di task force presiedute dalla Commissione Europea per proteggere e rafforzare il mercato unico.

Così come dovrebbero valutare misure innovative per sostenere l’euro come gli euro-bond o una versione europea del Fondo Monetario Internazionale (FMI). I leader dell’Europa occidentale dovrebbero sforzarsi di mostrare solidarietà ai loro colleghi dell’Est – anche attraverso aiuti speciali per quelli impegnati a entrare nell’eurozona – anziché mantenere l’atteggiamento attuale di “ciascuno per sé”. E tutti i paesi ricchi dovrebbero esplorare modalità di assistenza al mondo in via di sviluppo alle prese con una calamità finanziaria che non ha contribuito a creare. Sosteniamo l’idea del FMI di emettere Diritti Speciali di Prelievo, con i paesi ricchi che prestano i propri ai paesi più poveri.

Il G20 è generalmente considerato il precursore di un nuovo ordine politico globale. Invece di esporre le proprie divergenze interne al resto del mondo, i leader europei devono mostrare che l’Europa può contribuire in maniera significativa a risolvere i nuovi problemi internazionali. L’Unione europea è nata come un progetto economico finalizzato a obiettivi politici. Mentre permane la crisi economica, solo un’azione politica coraggiosa a livello europeo salverà l’economia europea e l’intero progetto europeo.

Firmatari i seguenti membri di The European Council on Foreign Relations:

Asger Aamund, Martti Ahtisaari, Giuliano Amato, Jan Krzysztof Bielecki, Svetoslav Bojilov, Emma Bonino, Ian Buruma, Manuel Castells, Charles Clarke, Massimo D’Alema, Marta Dassu, Etienne Davignon, Jean-Luc Dehaene, Pavol Demeš, Tibor Dessewffy, Andrew Duff, Sarmite Elerte, Uffe Ellemann-Jensen, Timothy Garton Ash, Teresa Patricio Gouveia, Heather Grabbe, Pierre Hassner, Diego Hidalgo, Michiel Van Hulten, Jaakko Iloniemi, Wolfgang Ischinger, Mary Kaldor, Olli Kivinen, Gerald Knaus, Mark Leonard, Juan Fernando López Aguilar, Nickolay Mladenov, Andrzej Olechowski, Mabel van Oranje, Leoluca Orlando, Cem Özdemir, Ana Palacio, Chris Patten, Diana Pinto, Andrew Puddephatt, George Robertson, Albert Rohan, Dariusz Rosati, Adam D. Rotfeld, Daniel Sachs, Pierre Scori, Giuseppe Scognamiglio, Narcís Serra, Aleksander Smolar, George Soros, Erkki Tuomioja, Antonio Vitorino, Stephen Wall, Andre Wilkens.

Pubblicato anche su Il Corriere della Sera del 31 marzo 2009 

 

Top