American notes

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Dopo alcuni anni sono tornato a Cambridge, Mass., dove ho vissuto per 3 anni diverso tempo fa. Appena si mette piede sul suolo americano, ci si rende conto dell’esistenza di enormi differenze tra gli Usa, l’Europa e ancor più l’Italia. State tranquilli, non ho nessuna intenzione di somministrarvi un carnet de voyage; voglio solo evidenziare alcuni comportamenti, modi di pensare, ciò che possiamo chiamare mentalità – quella americana naturalmente – che rendono questo paese unico e straordinario e che fanno dell’Italia, per contrasto, un paese ancora più singolare.
 
La prima cosa che colpisce sono le bandiere a stelle e a strisce, presenti dappertutto, vero elemento di unità nazionale americana, che si trovano dall’ultimo cowboy sperduto, fino agli abitanti di downtown Boston. Può sembrare un aspetto secondario, lo si può addirittura ritenere un aspetto negativo e naïve, ma invece non lo è; rende subito l’idea del senso di appartenenza alla comunità nazionale. Da noi al massimo si trova qualche bandiera della Roma e della Lazio, oppure delle altre squadre nelle varie città. Ma le ragioni di tutto ciò sono note. Non è solo una questione di senso di appartenenza, oppure nel nostro caso di regionalismi e delle cento città: vi sono ragioni storiche, morali e politiche ma anche la percezione di fare parte con orgoglio di una community, con diritti e doveri.
 
Un’altra grossa sopresa l’ho avuta al momento di pick up the car che avevo affittato all’aeroporto di Boston. Sul piazzale della compagnia di noleggio, non riuscivo a trovare la targa sulla ricevuta del contratto e non capivo quale fosse la mia auto. Dopo 5 minuti si è presentato un impiegato della compagnia – che aveva capito la mia difficoltà – e sorridendo mi ha spiegato che non esisteva una targa definita, in quanto all’interno di una certa zona di auto, potevo scegliere quella che ritenevo più bella, più comoda, più adatta alla mie esigenze… C’erano circa 30 veicoli, minivan, auto familiari e potevo scegliere whatever I wanted… , capite, ciò che volevo! Ho impiegato almeno 10 minuti per riprendermi dalla sorpresa, provarne diverse e decidere: troppa scelta mi ha confuso. Naturalmente all’uscita del parcheggio c’era una sbarra con un impiegato che associava l’auto al mio contratto.
 
La questione cruciale da evidenziare è che per l’impiegato che mi ha fatto firmare il contratto questo era il modo normale di procedere: scegli una classe di auto e all’interno di essa è ovvio che tu possa scegliere quelle che io ho disponibili. E così è per ogni altro tipo di acquisto, dal fashion mall nel centro città, dove puoi riportare la valigia comprata il giorno prima, fino al ristorante che ti cambia il piatto che trovi troppo speziato, oppure diverso da quello che ti aspettavi, naturalmente senza nessun extra charge. Il massimo per un italiano è però l’opzione del free refill… ti do il bicchiere e tu lo puoi riempiere quante volte vuoi.
 
Non trovando giornali italiani – grande cosa, vera cura disintossicante per l’anima e lo spirito – e nessun tipo di TV del mio paese, ho letto il più delle volte il New York Times che è un grande giornale, ricco, interessante, pieno di articoli di valutazione e tonico per l’inglese. Larga parte della discussione politica era concentrata sulle possibili conseguenze del tentativo del presidente americano di riformare il sistema sanitario. La destra americana sta effettuando una campagna di lobbying aggressiva, sostenuta dalle assicurazioni, dalle case farmaceutiche e soprattutto dalla corporazione dei medici per convincere the people of Main Street che questa riforma ridurrà le loro possibilità di scelta e soprattutto limiterà la concorrenza nel settore. È ovviamente il contrario, nel senso che la riforma vuole estendere all’intera popolazione americana, non già coperta da Medicare e da Medicaid, l’assicurazione sanitaria. La cosa interessante è che la discussione negli ultimi due mesi ha affrontato finora solo in modo marginale la questione forse più rilevante delle conseguenze finanziarie e sul bilancio pubblico dell’allargamento della copertura – che pure saranno forti e rilevanti e potranno implicare un aumento delle imposizione o del disavanzo – quanto il timore che la riforma possa ridurre il grado di libertà dei pazienti! La libertà di scelta prima di ogni altra cosa, di un diritto fondamentale o del rischio di vedersi aumentate le imposte! Not bad… 
 
Sono stato alcuni giorni in una casa molto bella di fronte al mare e al fiume Connecticut. Ogni cosa, utensile, hardware ecc., è fatta pensando a chi la utilizza, dall’asciugacapelli che ha un apposito gancio per appenderlo, fino al tostapane che ha una leva per far uscire il pane senza bruciarsi, dal piccolo foro che si trova sopra il coperchio dei bicchieri di cartone in cui si beve il caffè, per metterci il cucchiaino ed evitare che possa uscire il liquido, perderlo e soprattutto ustionarsi. Dappertutto ci sono orologi, molle, pinze, ganci, porta bicchieri, appoggia-testa, cruise control sulle auto e così via delirando. Ciò è dovuto essenzialmente al fatto che larga parte degli americani porta con sé qualsiasi tipo di cibo o bevanda, dal mug per il caffè, al latte o alla coca cola, per cui le confezioni sono del tutto user friendly – forse con l’eccezione della temperatura dei liquidi stessi: o ghiacciati, con 40 cubetti di ghiaccio, oppure letteralmente alla fiamma, col rischio di finire in ospedale. Era già così 30 anni fa e le differenze con il nostro paese sono impressionanti e non si vanno assottigliando, anzi. Da noi tutto è concepito ed ideato in funzione di chi offre il servizio, di chi lo produce, dal ristoratore che prepara la pizza, fino al cameriere che ci porta quello che abbiamo ordinato, per non parlare degli utensili per la cucina e la casa. Lì invece, è del tutto rovesciato e il punto chiave sono le condizioni di fruibilità del consumatore.    
 
Nella casa del Connecticut, l’intero enorme garage era stato adibito alla pratica di diversi sport: c’era un campo di basket, più la possibilità di giocare a tennis e a Lacrosse, uno sport americano molto strano, di fatto un hockey giocato con dei bastoni simili a un acchiappafarfalle. Tutti praticano ogni tipo di sport, tutto il giorno, ad ogni ora del giorno e della notte. Sicuramente la loro alimentazione è talmente squilibrata – ma non toccatemi i dunkin donuts, glazed o chocolate frosted, vera schifezza ma che trovo straordinaria – che li costringe ad espiare le loro colpe alimentari.
 
In realtà c’è di più, non so se si possa attribuire ad un’etica protestante che richiede la punizione e l’espiazione della colpa, ma il fatto che sul lungo fiume di Boston, così come a Central Park, oppure lungo i fiumi delle città e nelle aree di verde, trovi a tutte le ore uomini e donne di tutte le età, correre, fare jogging o sci con le rotelle, guidare biciclette mostruose e potenti, cosa che appare ai nostri occhi sicuramente un po’ ridicola, ma che denota un’attenzione per il movimento fisico che sarebbe interessante analizzare in profondità. Sicuramente rispetto alle abitudini italiane improntate al relax e alla pigrizia, gli americani sono sempre in movimento e testano il loro fisico in modo impressionante.
 
Sono stato alcuni giorni in un’isola del Maine, Vinalhaven. Il posto è magnifico anche se alquanto remoto e mi permetto di consigliarlo. Lì ho scoperto che la property tax di questo stato è decisa anche in funzione della qualità della proprietà, oltre che naturalmente in funzione dei metri quadrati della casa o del terreno. Per cui se il terreno ha una jolie vue sul mare, lo stato del Maine aumenta l’aliquota, in funzione del fatto che questa situazione dovrebbe denotare una maggiore ability to pay. 
Ho guidato per diversi giorni lungo le autostrade americane del New England e indovinate un po’? Nessuno litiga, non ho mai avuto nessuno dietro di me che lampeggiasse in modo aggressivo,  non ho visto nessuna discussione tra gli automobilisti, nessuno si è mai incollato alla mia auto, mai un viso aggressivo o qualcuno che mi volesse sopprimere. Nessuno, per 40 giorni, senza neanche un colpetto di fari! Le auto che nelle varie entrate delle autostrade cercano di immettersi nelle stesse, sono aiutate e agevolate da chi guida ed è già sull’autostrada, che non cerca di uccidervi ma di agevolarvi l’entrata… semplicemente unbelievable. La micro conflittualità a cui assistiamo, che dobbiamo sopportare e dalla quale dobbiamo sopravvivere ogni giorno in Italia, dalle file alle attese in ogni tipo di ufficio, lì semplicemente non esiste. Come è possibile tutto ciò? Quale distribuzione di probabilità ha fatto sì che gli aggressivi si siano concentrati tutti a Roma? Come hanno fatto gli americani a capire che queste sono tipiche situazioni di un gioco ripetuto, dove possiamo applicare anche il Tit for tat ma forse almeno nella first move conviene essere cooperativi? La litigiosità del popolo italiano, l’eccesso di particolarismi è una fenomeno ben noto, molto analizzato e discusso in diversi saggi[1] già da molti anni. La questione cruciale è l’effetto che questi comportamenti finiscono per avere sul benessere collettivo e sulla semplicità della nostra vita individuale.
C’è anche un’altra cosa che mi ha molto colpito, soprattutto se penso alle mie passeggiate romane in moto: ai semafori negli Usa, le moto non superano e si mettono davanti alle auto, di fatto bloccando il semaforo e l’incrocio con un tappo disordinato, ma fanno la fila, letteralmente anche tra di loro. Ho visto nel Connecticut 4 moto in fila, yes right, una dietro l’altra, belle e tranquille. Perché ciò è possibile lì, qui invece appare senza speranza? Per non parlare, nel Maine e nel Connecticut, della possibilità di guidare la moto senza casco. No comment! E non provate nemmeno a cominciare la tiritera moralista sulle esternalità negative, sul paternalismo e sulle conseguenze sociali dei costi degli incidenti. Uno fa quello che vuole (se non arreca danni a terzi) , la libertà individuale presa sul serio, non il finto paternalismo italiano.
 
Molti amici americani mi hanno chiesto delle 4-5 settimane di vacanze di cui possiamo beneficiare qui in Italia e la cosa li sorprendeva davvero, li sconvolgeva. You have 5 weeks of vacation? Do you really? e ridevano con espressioni che non comunicavano un grande apprezzamento o consenso. Per non parlarvi di quante volte mi hanno chiesto se la corruzione in Italia fosse ancora così diffusa.
 
Gli Usa ovviamente non sono il New England e un piccolo viaggio nel Sud del paese, nel Texas o in Alabama potrebbe offrire sicuramente in parte una diversa immagine di questa grande nazione. Non voglio emettere nessun giudizio, né esprimere una netta preferenza, ho deciso di vivere in Italia e quindi qualche vantaggio vi deve pur essere. Però fatichiamo a diventare un paese normale.
 
Infine  a mo’ di conclusione, mentre riflettevo su questi episodi, la hostess dell’Alitalia sul volo che mi riportava a casa, mi ha maltrattato duramente perché ero rimasto in piedi nel corridoio, per sgranchirmi le gambe, mentre lei stava servendo la cena. Mi ha letteralmente aggredito… Passato l’attimo di stupore, sono andato da lei per manifestarle il mio disappunto, più realmente, le ho detto che era una cafona e che non si poteva permettere di trattarmi in quel modo. Sapete cose mi ha risposto? Indovinate? Che stava lavorando e per lei questo voleva dire che le era tutto permesso e consentito! Le ho fatto presente che io stavo pagando, che le stavo fornendo parte del suo stipendio. Non ha capito, mi ha guardato come fossi un matto, le ho ripetuto che ero un passeggero che le pagava lo stipendio, ma sono tornato a posto perché non era in grado di capire!
  
Per consolarmi allora ho intonato :
“Gave proof through the night that our flag was still there.
Oh say, does that star-spangled banner yet wave,
O’er the land of the free and the home of the brave!
[…] Praise the Power that hath made and preserved us a nation. […]
And the star-spangled banner forever shall wave
O’er the land of the free and the home of the brave!”

[1] Si vedano i lavori di Carlo Tullio Altan, di Giulio Bollati e di Antonio Gambino sull’Italia pubblicati negli anni ottanta.

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