A quando una fruizione moderna del calcio anche in Italia?

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Alla fine di ogni stagione calcistica gli appassionati di calcio visto dal vivo, cioè coloro che amano la liturgia dello stadio, sperano che qualcosa si sblocchi sul fronte dell’ammodernamento stadi. In Italia, infatti, bisogna essere veramente appassionati per continuare ad andare allo stadio per seguire una partita di calcio, perché gli stadi italiani sono obsoleti (la loro età media è di 68 anni), scomodi, poco sicuri, difficili da raggiungere e quando vi si riesce diventa un’impresa trovare parcheggio.
Tale stato di cose fa perdere spettatori a favore delle televisioni, generando così una perdita di ricavi da stadio delle squadre italiane rispetto alle rivali europee. La classifica dei 20 migliori club europei di calcio nella stagione 2008-2009 vede il Manchester United prima in classifica per i ricavi da stadio con circa 128 milioni di euro con una percentuale di riempimento dello stadio del 99,3%, lo stesso dell’Arsenal. La prima squadra italiana in classifica è il Milan, undicesima, con ricavi da stadio di 33,4 milioni di euro e una percentuale di riempimento dello stadio del 74,6%.
Per sottolineare il distacco con i club europei la Roma, che gioca le partite allo Stadio Olimpico ed ha una delle tifoserie più appassionate, è diciannovesima in classifica con ricavi da stadio di 18,8 milioni di euro, il 15% circa del Manchester United!, e una percentuale di riempimento del 54,2% (vedi tabella 1).

 

Tab.1 Ricavi da stadio, numero medio di spettatori e percentuali di riempimento dei primi cinque top club europei nella stagione 2008 – 2009 confrontati con i primi club italiani (gli importi sono in milioni di euro).

 

Team

Ricavi da stadio

Capienza stadio

Media spettatori

% di riempimento

Confr. ricavi con il Manchester U.

% sul fatturato

 

 

1

Manches. U.

127,7

75.800

75.300

99,34%

 

39%

 

 

2

Arsenal

117,5

60.400

60.000

99,34%

 

45%

 

 

3

Real Madrid

101,4

76.400

64.300

84,16%

 

25%

 

 

4

Barcellona

95,5

98.800

66.800

67,61%

 

26%

 

 

5

Chelsea

87,4

41.800

41.600

99,52%

 

36%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

11

Milan

33,4

80.000

59.700

74,63%

26,16%

17%

 

 

13

Inter

28,2

80.000

55.300

69,13%

22,08%

14%

 

 

19

Roma

18,8

72.700

39.400

54,20%

14,72%

13%

 

 

20

Juventus

16,7

28.000

22.400

80,00%

13,08%

8%

 

 

Fonte: elaborazione su dati Deloitte

 

 

 

 

 

 
Il risultato di quest’analisi evidenzia che le squadre italiane di calcio hanno un numero inferiore di spettatori e un utilizzo meno intensivo dello stadio dal punto di vista commerciale, tutto ciò si traduce in ricavi inferiori rispetto alle altre concorrenti europee.
Questo perché in Italia, a differenza degli altri paesi europei, gli stadi sono luoghi da frequentare, se tutto va bene, una volta la settimana, cioè quando si svolge la partita di calcio. Negli altri paesi europei, come ad esempio l’Inghilterra, lo stadio, oltre ad offrire tutte le comodità per fruire dell’evento sportivo, quali ad esempio l’assenza di barriere e della pista per l’atletica leggera, viene vissuto anche durante la settimana, perché gli impianti sportivi ospitano attività commerciali, sociali, culturali e ricreative che vanno oltre l’evento sportivo.
In Inghilterra questo è stato possibile con il Taylor Act, dal nome del giudice incaricato di redigere un rapporto del tragico incidente di Hillsborough, attraverso il quale il 2,5% del prelievo statale sui giochi connessi con il calcio è stato destinato al processo di ammodernamento e di privatizzazione degli stadi. Il risultato è stato quello di offrire ai club la proprietà dell’impianto e agli appassionati di calcio stadi più comodi, moderni e sicuri. Il fenomeno della violenza nello stadio è stato debellato con pene severe per chi non rispetta le regole. Quindi, il volano che ha innescato il circolo virtuoso in Inghilterra è stato l’intervento dello stato. Ma la cosa importante da sottolineare è che, dopo una prima fase di start up pubblica, le società hanno continuato ad investire seguendo un modello di sviluppo del marketing ben preciso, che è quello di allungare il tempo di permanenza dello spettatore nello stadio, in modo da aumentarne la propensione al consumo.
Un altro caso virtuoso da sottolineare in Europa è la Germania che ha colto l’occasione dei mondiali di calcio del 2006 per modernizzare gli stadi. I risultati sono evidenti: hanno ottenuto la presenza più alta di spettatori a partita rispetto le altre maggiori leghe europee, con una presenza media nella stagione 2008-2009 di 42.600 spettatori. In Italia, la presenza media di spettatori a partita nello stesso periodo è stata di 25.117 (fonte Deloitte).
I nostri appassionati di calcio quando potranno assistere a una partita di calcio in uno stadio tipo l’Allianz Arena di Monaco? Qual è la situazione nel nostro Paese?
In Italia, siamo in ritardo di 10-15 anni. Gli stadi sono quasi tutti di proprietà comunale, solo lo stadio Giglio di Reggio Emilia è di proprietà privata e lo stadio Olimpico di Roma è di proprietà del CONI.
L’Italia, purtroppo, non ha sfruttato l’occasione dei mondiali di calcio del 1990, ed è meglio dimenticare come sono stati spesi i 1.000 miliardi di lire stanziati per l’evento. Un esempio significativo di come non si deve costruire uno stadio per il calcio è lo stadio delle Alpi di Torino, realizzato per l’occasione e demolito 18 anni dopo. Svanita anche l’opportunità fornita dagli Europei del 2012, ora tutti aspettano che vada in porto la proposta di legge “Disposizione per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi”, presentata da Alessio Butti, esponente del Pdl, e Giovanni Lolli, esponente del Pd. La proposta di legge varata al Senato ha modificato il testo originario, ed ora è ferma in Commissione cultura della Camera dei Deputati.
Approfondiremo la proposta di legge in un altro articolo, ma è lecito domandarsi se era davvero necessaria una nuova legge, o sarebbe stato sufficiente seguire le normative vigenti, come ha fatto la Juventus con la costruzione del “nuovo” delle Alpi.
Le parole di Giovanni Lolli possono aiutarci a rispondere alla domanda: “In Italia, oltre ai problemi di tempi e burocrazie, c’è una mentalità diffusa che ci frena. Poiché la mentalità italiana è questa, la legge intende operare partendo da due punti essenziali: certezze e rapidità. (…) il Governo dovrebbe presentare un piano triennale con un investimento diretto al Credito Sportivo per l’abbattimento degli interessi. Per una cifra che io valuterei in 20 milioni di euro l’anno.”
Le considerazioni di Giovanni Lolli sono illuminanti al riguardo. Siamo un paese sommerso dalla burocrazia, ma la legge per essere veramente efficace non deve essere lo spunto per ulteriori speculazioni edilizie, di cemento ce ne già abbastanza. Invece, dovrebbe cercare di dare delle direttive precise e flessibili su come poter costruire uno stadio per il calcio e in generale un impianto sportivo in armonia con l’ambiente circostante. Infatti, la legge avrebbe senso se riuscisse a risolvere le diverse questioni che non permettono oggi di costruire stadi moderni e fruibili. Il primo problema da risolvere riguarda la disciplina urbanistica, cioè far dialogare Stato, regioni, province e comuni per snellire l’iter burocratico. Il secondo è, in caso di trasformazione dell’impianto esistente e di cessione ai privati, se il Comune possa trattare direttamente con la società calcistica locale. Un altro punto da superare è che il nostro ordinamento prevede in ambito sportivo la legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Per spiegarci meglio, un provvedimento simile al Taylor Act inglese violerebbe la Costituzione! Infine, è da verificare l’impegno economico-finanziario del Governo, in un momento non molto felice per la finanza pubblica: i 20 milioni sono una tantum oppure per più anni? Un problema non secondario, perché non tutti hanno la capacità di attrarre capitali, come ha fatto la Juventus per il nuovo delle Alpi, che ha ricevuto dalla società Sportfive, per la commercializzazione del naming right dell’impianto e altri diritti di marketing, 75 milioni di euro di cui una parte pagata in anticipo.
L’augurio è che la legge vada in porto e che permetta di risolvere tali questioni, urbanistiche e burocratiche, così da consentire al tifoso italiano di essere allo stesso livello di quello tedesco o inglese. Attualmente gli unici tifosi che possono sperare ciò sono i tifosi della Juventus, il nuovo delle Alpi dovrebbe essere pronto per la stagione 2011/2012.
La cosa importate da sottolineare è che non esiste un modello perfetto da replicare per costruire uno stadio moderno e fruibile, oppure copiare gli altri paesi europei, ma è necessario trovare un giusto mix tra proprietà, capitali, gestione e altre attività siano esse culturali, ricreative o commerciali, qualora ve ne fosse la necessità. Perché il modello seguito dalla Juventus, grande club quotato in borsa, potrebbe non andare bene, ad esempio per il Lecce, così come un centro commerciale, o un’altra attività, che potrebbe andar bene in un’area, potrebbe non esserlo in un altro sito.
Il discorso stadi può essere utile per ripensare in termini strategici al tema delle infrastrutture sportive nel nostro paese. Infatti, troppo spesso si sono costruiti impianti sportivi senza tenere in considerazione le esigenze e le reali potenzialità del territorio, in assenza di piani economico-gestionali di fattibilità e sostenibilità, ottenendo come risultato strutture sportive note come cattedrali nel deserto.
La speranza è che il progetto di ammodernamento e costruzione di nuovi stadi per il calcio, porti vantaggio non solo alle società di calcio e ai tifosi, ma a tutta la comunità, con recuperi urbanistici tali da rendere le aree interessate al progetto a misura d’uomo.

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